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Castello del Terriccio – Il paradiso all’improvviso

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Vittorio Piozzo di Rosignano ha raccolto un’importante eredità e con tenacia ne ha fatto un capolavoro. La tenuta è oggi la destinazione perfetta per chiunque desideri degustare dell’ottimo vino, provare la miglior cucina toscana e soggiornare circondato da natura e silenzi. Tutto vista mare

photo by Stefano Caffarri

Al 16 di via Bagnoli, a Castellina Marittima, comune bijoux del Pisano, c’è un cancello. Come tanti. Di ferro, per nulla imponente e impreziosito da stemmi gentilizi. Una volta varcato con l’auto, si deve procedere a passo d’uomo, 10, 15 orari al massimo. Per non alzare nuvole di sterrato, ma soprattutto per non disturbare il sacro dondolio di ulivi e cipressi che si stagliano ai lati. Mani salde al volante, se l’emisfero sinistro del cervello pensa al destino delle sospensioni, quello destro inizia a fantasticare su possibili dimensioni parallele, della serie: “Strano, eppure il mondo reale era qui un attimo fa”.

Vittorio Piozzo, al timone della tenuta, ereditata nel 2019 dallo zio Gian Annibale Rossi di Medelana, ha voluto portare avanti l’opera di quest’ultimo, già stimato e visionario vigneron, dedicando tempo ed energie alla produzione di quattro rossi e un bianco di altissima qualità.

Dopo un centinaio di metri è istintivo allungare collo, azionarlo a mo’ di periscopio, nell’intento di scorgere la meta, Castello del Terriccio. Perché a un certo punto apparirà in tutto il suo splendore. O meglio: dovrebbe apparire. Invece no. Prima di far capolino al cuore della tenuta è necessario percorrere 4 chilometri di viale. La maison di Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana sembra non concedersi mai all’avventore, tanto che il dubbio di aver sbagliato strada è costante, con l’ansia oltretutto che, in men che non si dica, il navigatore smetta di chiacchierare, perché in un posto così, a pensarci, gli unici “segnali” possibili sono quelli divini. Che, per l’appunto, non tardano ad arrivare: ad animare l’infinita distesa verde in tutte le sue declinazioni, da quello brillante dei prati al più cupo del bosco, ci sono cavalli bradi, capannelli di pregiate Limousine, lepri, caprioli, volpi, istrici, uccelli, torrenti e perfino un lago.

photo by Roland Steffen.

E siccome – almeno per una volta – al meglio non c’è fine, questo paradiso di mille e 500 ettari guarda anche il mare, proprio nella direzione in cui, se il cielo lo permette, si scorgono nette Gorgona, Capraia, l’Elba e la Corsica. Fatta la bucolica premessa, è pressoché scontato domandarsi come mai se ne parli qui. Beh, perché la tenuta, oltre a essere un angolo di paradiso in Terra, è anche una straordinaria realtà vitivinicola. Non solo. È una destinazione per gourmand che al Terraforte, ristorante interno nato dalla collaborazione con lo chef stellato Cristiano Tomei, possono gustare la miglior tradizione gastronomica toscana interpretata con genio e raffinatezza, senza contare l’assoluta certezza del tanto agognato chilometro zero.

L’olio è ottenuto dalle circa 8 mila piante che puntellano la tenuta. Piante di Leccino, Moraiolo, Maurino e Rosciola, con olive spremute a freddo direttamente nel frantoio della magione.

E ancora, Castello del Terriccio è pure un luogo di vacanza, grazie a La Marrana, guest house con piscina ricavata dal recupero di un’antica scuderia. Quanto ai vini, Vittorio Piozzo, al timone della tenuta, ereditata nel 2019 dallo zio Gian Annibale Rossi di Medelana, ha voluto portare avanti l’opera di quest’ultimo, già stimato e visionario vigneron, dedicando tempo ed energie alla produzione di quattro rossi e un bianco di altissima qualità che Barche ha avuto il piacere di degustare.

Il ristorante Terraforte è stato ricavato nell’antico casale del borgo, un tempo adibito a falegnameria. Lo spazio degustazione è affacciato su un giardino panoramico. Lo chef Cristiano Tomei propone un percorso che ha radici comuni che ora si intrecciano, fatto di qualità totale, nessun compromesso e l’uso delle risorse locali, fra cui tutte le erbe di questo splendido territorio. 

Le fortunate condizioni pedoclimatiche, la passione del padrone di casa, la professionalità degli enologi, Valerio Corsini e Carlo Ferrini, e dell’agronomo Emanuele Vergari, trasformano i 60 ettari vitati in etichette pluripremiate dalla critica. Come Lupicaia, Igt Rosso Toscana, ottenuto da uve Cabernet Sauvignon con una piccola percentuale di Petit Verdot. Un vino capolavoro, di grande carattere, longevo, con un bouquet aromatico complesso e tannini ben levigati. Potenza di fuoco della cantina, è in ottima compagnia perché Tassinaia, Castello del Terriccio e Gian Annibale (quest’ultimo voluto da Piozzo come omaggio allo zio) sono tre riuscitissime espressioni territoriali, rossi fortemente identitari, di grande personalità. E poi c’è Con Vento, blend di Viognier e Sauvignon Blanc, quintessenza della sapidità e della freschezza: nel sorso ha tutti i profumi del mare. Più in generale, chiunque subisca il fascino di Bacco non può sottrarsi all’assaggio.

Tassinaia, Castello del Terriccio e Gian Annibale sono tre riuscitissime espressioni territoriali, rossi fortemente identitari, di grande personalità.

Anche dell’olio per la verità. Ottenuto dalle circa 8 mila piante che puntellano la tenuta. Piante di Leccino, Moraiolo, Maurino e Rosciola, olive spremute a freddo direttamente, neanche a dirlo, nel frantoio della magione. Perché a Castello del Terriccio non manca proprio nulla. C’è perfino una chiesa, dove, ancora oggi, la domenica si continua a celebrare la messa aperta a tutti gli abitanti dei dintorni e naturalmente agli ospiti de La Marrana, la villa di campagna di cui sopra. Conta sette camere doppie, tutte con toilette, oltre a un’ampia zona giorno con camino, cucina professionale, patio e giardino sconfinato. Infine, chiunque deciderà di scegliere il 16 di via Bagnoli a Castellina Marittima come buen retiro per una degustazione o un soggiorno, noterà anche come nei mille e 500 ettari ci siano numerosi casali in pietra. Un tempo abitati da famiglie di mezzadri, rappresentano la prossima sfida di Vittorio Piozzo. Il produttore, nel solco del restauro conservativo, darà nuova vita a queste caratteristiche abitazioni, per ampliare l’offerta turistica. È prevista anche la costruzione di un forno per panificare. E di una spa per la remise en forme, anche se, basta varcare il cancello per nulla imponente o impreziosito da stemmi gentilizi, per rinascere. Sul serio.

(Castello del Terriccio – Il paradiso all’improvviso – Maggio 2024)

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