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Angelino Artworks and Fidia – Totem mirror of the present

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Al Fuorisalone 2026, in svolgimento dal 20 al 26 aprile, Angelino Artworks, insieme all’artista Fidia, presenta Still 1492_Never Ending Story, un’opera d’arte monumentale che segna l’inizio di una collaborazione destinata a lasciare traccia. L’evento speciale sarà presso la galleria d’arte Robertaebasta, Milano Brera

by Priscilla Baldesi – portraits by Eduardo Fierro – photo by Alessandro Zuczkowsky.

Non un semplice progetto espositivo, ma un manifesto plastico: un totem contemporaneo che rilegge un archetipo ancestrale trasformandolo in strumento critico del nostro tempo.

L’opera nasce dall’evoluzione coerente della ricerca che Fidia porta avanti da anni: una riflessione sull’identità collettiva e sui simboli del potere, filtrata da un linguaggio figurativo che intreccia deformazione caricaturale e tensione grottesca. Le sue icone non sono semplici personaggi, bensì allegorie che rivelano l’inquietudine nascosta dietro la superficie patinata del presente.

Fidia comunica ciò che desidera esprimere invitando chi guarda alla riflessione. Non è il primo totem che concepisce nel suo percorso artistico. La verticalità e la stratificazione rappresentano da tempo una sua grammatica espressiva: una struttura narrativa che organizza il racconto per livelli simbolici e guida lo sguardo in un’ascesa di significati.

Con Still 1492 questa ricerca si compie e si trasforma. L’opera del 2017, intitolata 1492, viene oggi ripensata e ampliata attraverso l’inserimento di tre nuovi blocchi ispirati alla tradizione dei nativi americani, elementi centrali anche nella ridefinizione del titolo: a quasi seicento anni dagli eventi evocati – e a dieci dal primo capitolo del progetto -, il termine Still sottolinea la persistenza di rivendicazioni e disuguaglianze tuttora irrisolte. L’introduzione dei tre blocchi non è una citazione estetica né un’appropriazione formale, ma l’esito di un percorso umano e culturale maturato nei tredici anni trascorsi da Fidia nelle terre dei nativi d’America, approfondito attraverso il fondamentale dialogo con Ashley Callingbull, modella e attrice della Enoch Cree Nation e attiva sostenitrice dei diritti delle Prime Nazioni. Da questa esperienza nasce un ampliamento di prospettiva che rafforza il valore etico e culturale dell’opera, aprendola a una dimensione internazionale più consapevole. La forma archetipica del totem, fatta di narrazione per sovrapposizione, di tensione verticale e di costruzione per accumulo, viene così riletta in chiave contemporanea. Ai quattro blocchi originari – volti deformati dall’avidità, figure ibride tra umano e oggetto – espressione di un immaginario pop segnato da eccesso e consumismo, si affianca oggi l’essenza spirituale delle culture native.

In un’epoca in cui tutto tende a smaterializzarsi, il gesto di erigere un totem monumentale assume un valore quasi rituale. È un richiamo alla verticalità del pensiero, alla necessità di radici, alla possibilità di un equilibrio ritrovato. Sebbene la “Never Ending Story” dell’artista abbia il sapore di un racconto che si ripete all’infinito tra ferite e responsabilità irrisolte, nell’incontro tra la poetica intensa di Fidia, la maestria produttiva di Angelino Artworks e la luce interpretativa di Rimani si manifesta una certezza: l’arte, quando diventa materia consapevole e spazio condiviso, può ancora indicare una direzione.

Photo by Fidia.

Nel contesto del Fuorisalone, tradizionalmente dedicato all’innovazione del design e ai linguaggi del progetto, questa installazione introduce una prospettiva ulteriore: quella dell’arte come coscienza critica. Non un complemento estetico, ma un atto culturale: un’opera che invita a ripensare il rapporto tra produzione, consumo e responsabilità collettiva.

Non come contrapposizione decorativa, ma come principio di memoria e radicamento. Il risultato è una colonna narrativa che si sviluppa come una sequenza di capitoli scolpiti: da un lato la deriva materialista della modernità, dall’altro la solidità delle tradizioni ancestrali. È in questa proiezione che si concentra il nucleo del progetto, che trasforma il totem in uno strumento critico capace di coniugare estetica, coscienza e responsabilità storica. L’opera si fa così spazio di confronto tra modelli di civiltà. Qual è oggi il nostro totem? A quali idoli affidiamo la nostra identità? E quale prezzo paghiamo in termini ambientali, culturali e umani?

«Cerco sempre di strappare un sorriso, affinché l’ironia diventi la chiave di accesso a contenuti profondi, uno strumento per avvicinare il pubblico senza rinunciare alla complessità». Fidia

Fondamentale, in questo processo, è il ruolo di Angelino Artworks. La complessità tecnica di un progetto monumentale richiede una filiera produttiva capace di tradurre l’intuizione artistica in materia senza tradirne l’anima. Attraverso competenze avanzate nella lavorazione scultorea e nelle tecnologie applicate all’arte, il team esperto trasforma il segno, il modello e la visione in una presenza fisica potente e rigorosa. Superfici, volumi, equilibri strutturali: ogni dettaglio è calibrato per restituire lo slancio espressivo voluto dall’artista.

In questa prospettiva, la scultura diventa un racconto plastico che parla di sostenibilità ambientale, inclusione culturale e del diritto dei popoli alla propria terra e alla propria identità… tema estremamente caro a Fidia. Nessuno slogan, solo la forza primaria della forma: la verticalità totemica suggerisce radicamento e aspirazione insieme, radici che affondano nella memoria e tensione verso un futuro che chiede responsabilità.

L’opera è ulteriormente valorizzata dall’intervento di Rimani – raffinata azienda italiana specializzata in illuminotecnica –, che offre la luce non come semplice appendice tecnologica, ma come vero e proprio strumento interpretativo. L’illuminazione diventa parte integrante del racconto plastico: accenti, ombre e profondità sono modulati per guidare lo sguardo, enfatizzare i contrasti simbolici e amplificare la carica emotiva dell’installazione. La luce non si limita a rivelare la materia, ma ne svela i significati. È proprio in questa alleanza tra visione artistica, eccellenza produttiva e progetto illuminotecnico che la creazione trova la sua forza compiuta. Fidia costruisce un immaginario che interroga; Angelino Artworks lo rende tangibile e monumentale; Rimani ne potenzia la lettura, trasformando lo spazio in esperienza.

Partner dell’evento sono: 3Ditaly, Alberto Olivero Design, Alfaplex, Associazione Comm Via Fiori Chiari, BARCHE, Charlie Edmiston, Doozy, Double Trouble, FIM, Fossat, Giotto, IMB, Lauretana, Marigré, Model Resine, Nadia Fabbroni, Nitage, NTA TS, Reale Mutua, Rimani, Robertaebasta, Seguso, Terenzi Communications

Angelino Artworks

Angelino Artworks nasce nel 1999 come società di produzione artistica, animata dal desiderio del fondatore, Sergio Angelino, di trasferire le competenze acquisite nei due decenni precedenti nel campo della modellazione al mondo dell’arte e del design. Il progetto inaugurale è stato “Ago, Filo e Nodo” di Claes Oldenburg, un’opera monumentale installata in Piazza Cadorna a Milano, realizzata in collaborazione con Gae Aulenti. Da qui, il percorso di Angelino Artworks si è sviluppato, con collaborazioni con artisti internazionali come Mariko Mori, John Baldessari e Tom Sachs; case di moda come Gucci, Montblanc e Off-White; e designer come Pininfarina, Marco Della Torre e Objects of Common Interest.

(Angelino Artworks and Fidia – Totem mirror of the present – Tratto da Barche, Aprile 2026)

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