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Alfred Mylne, pace and space

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Un libro celebra la vita e i progetti di Alfred Mylne, uno dei più importanti architetti navali di sempre. Le sue barche erano veloci e concepite per durare

by Bruno Cianci – photo by Mylne Yacht Design

George Lennox Watson, William Fife III, Alfred Mylne: ci vorrebbe più di un’enciclopedia per trattare questi tre grandi designer scozzesi. David Gray e Neil Lyndon, rispettivamente architetto navale e giornalista, si sono portati avanti scrivendo un libro che analizza il terzo della lista con dovizia di particolari.

A sinistra, Sonas, una delle quattro barche progettate da Mylne e realizzate da William Fife, naviga oggi con il nome Irina VII. A destra, l’8 metri Froya mentre guadagna il mare per mezzo di una rotaia.

Nato nel 1872, Alfred Mylne si fece le proverbiali ossa lavorando come yacht designer alla corte del citato Watson, il quale lo coinvolse nella progettazione di dozzine di barche, comprese il cutter reale Britannia (1893-1936) e Valkyrie III (1895-1901), lo sfidante britannico all’America’s Cup del 1895 poi vinta dallo yacht Defender di Nathanael Herreshoff. Nativo di Glasgow, città che la rivoluzione industriale aveva trasformato da un piccolo centro rurale a centro della costruzione navale mondiale, Mylne era un uomo di pensiero indipendente, ragion per cui gli andava stretto lavorare per un soggetto dalla personalità ingombrante come Watson; il rapporto in essere, inoltre, non permetteva all’allievo di progettare le barche a vela che lui aveva in mente e che avrebbe voluto proporre in prima persona a una clientela appassionata.

Il libro celebrativo

Questo libro di 512 pagine è illustrato con oltre 500 fotografie storiche
e un centinaio di disegni originali dell’archivio Mylne, intrecciati in una narrazione
articolata in diciotto capitoli. Il libro include un elenco completo di tutti gli yacht
firmati Mylne esistenti e conosciuti, nonché un catalogo completo di ogni progetto
e degli esemplari costruiti di ogni progetto.
Alla fine del libro è raffigurata
una selezione di yacht Mylne attualmente in armamento.
Il volume pesa ben tre chilogrammi e misura 29,6cm x 27cm (quattro i centimetri di spessore). Il prezzo è di 95 sterline + spese di spedizione e può essere ordinato su Amazon.

Fu così che Mylne iniziò a lavorare in modo autonomo e, con fondi limitati, fondò nel 1896 la A. Mylne & Co. Grazie al suo ingegno, alla visione, al duro lavoro (sempre alimentato da una passione irrefrenabile per ciò che faceva), il giovane riuscì a costruirsi in breve tempo una fama di tutto rispetto. Nei primi anni del XX secolo la sua reputazione era già talmente consolidata da venire coinvolto nell’elaborazione della regola di Stazza Internazionale (International Rule) entrata in vigore nel 1907.

Jenetta, ai tempi del varo presso il Bute Slip Dock, sul Clyde, e la navetta Caleta (oggi Atlantide).

Durante la Prima guerra mondiale, il cantiere di proprietà di Mylne (Bute Slip Dock Co.) iniziò a produrre anche componenti per idrovolanti, il che permise alla “premiata ditta” di adottare nuovi metodi e materiali di costruzione poi impiegati anche nella realizzazione delle barche, contribuendo agli eccellenti risultati conseguiti sui campi di regata, in particolare nelle classi metriche. In età più avanzata strinse amicizia e collaborò con il connazionale Fife, con l’inglese Uffa Fox e con l’americano Olin J. Stephens, per citarne solo alcuni. Mylne rimase saldamente in sella al suo studio di progettazione fino al 1945, anno in cui il nipote Alfred II (1918-1979) succedette allo zio, mancato nel 1951.

I piani originali di Sonas.

OLTRE DUECENTO BARCHE PROGETTATE DA ALFRED MYLNE SOPRAVVIVONO OGGI NEI LUOGHI PIÙ REMOTI DEL GLOBO.

L’8 metri Severn II

La Filosofia

Il Myne-pensiero può essere sintetizzato efficacemente con tre parole: “Grace, Pace & Space” (grazia, ritmo e spazio). Acuto e lungimirante, secondo il suo punto di vista una barca doveva essere progettata per durare almeno cinquant’anni e concepiva gli yacht in modo che in una seconda fase della loro vita potessero essere convertiti in barche da crociera con relativa semplicità e, se possibile, a fronte di spese contenute. In un certo senso, quindi, Mylne fu una sorta di promotore di una nautica ragionata e sostenibile ante litteram. Fu anche estremamente eclettico: tra le sue creazioni vanno annoverate molte barche da lavoro, barche a motore di varia foggia e dislocamento (comprese alcune “Little Ships” impiegate a Dunkerque nel 1940), le già citate classi metriche e, ovviamente, i purosangue da regata che gli sono valsi un posto di primo piano nei libri di storia dello yachting.

 

Il varo dello yacht Panda presso il cantiere inglese Camper & Nicholsons, e il fast cruiser Northward, barca che ha ispirato una poesia di Cecil Day-Lewis, padre dell’attore Daniel.

Oltre duecento barche progettate da Mylne sopravvivono oggi nei luoghi più remoti del globo terracqueo: dall’America Latina alla Nuova Zelanda, dal Nord America all’Australia, passando per l’Europa, sia settentrionale sia mediterranea. Tigris, cutter del 1899, partecipa con successo alle regate del circuito riservato alle barche d’epoca e simboleggia come pochi altri scafi il lavoro di questo straordinario progettista. Jenetta, il 12 metri S.I. del 1939 (quindi terzo regolamento) più lungo della storia, è l’ultima barca di Mylne ad avere guadagnato il mare, essendo stata restaurata negli ultimi anni a Flensburg, in Germania, da Robbe & Berking. A otto decenni dalla sua costruzione originale, questa barca ha dimostrato il pedigree del progetto grazie ai risultati di regata. Quello di Jenetta è un significativo esempio di come le barche storiche possano riemergere dal passato e riprendersi, grazie al contributo dei circuiti delle barche d’epoca e delle altre regate, ciò che l’incuria o la sfortuna hanno tolto.

Il varo dello yawl di 22 metri Polynome nel 1925. 

Trasnagh, yawl del 1911 ancora navigante.

Nel solco del maestro scozzese

Lo studio Mylne Yacht Design, con base a Limekilns, è l’erede dell’azienda fondata da Alfred e continua a progettare ancora barche ai giorni nostri grazie a David Gray – uno dei due autori del volume di cui si è detto – e al suo staff: yacht e imbarcazioni a motore d’ispirazione classica per armatori esigenti. Gli oltre settemila piani e disegni di vario tipo che compongono l’archivio permettono ai proprietari delle barche ancora esistenti di essere supportati in modo efficace proprio grazie alla quantità di progetti e alle informazioni disponibili. Lo studio, tra l’altro, non solo incoraggia il restauro di barche ancora esistenti, ma anche la costruzione di repliche filologiche di tutte quelle che sono andate distrutte. Tra queste il 19 metri S.I. Octavia (1911), lo schooner Panope (1928) e il 12 metri S.I. Marina (1935), esempi di famosi yacht di Mylne che attendono di rinascere sotto una nuova veste. Ognuno di questi gioielli che furono ha una storia unica da riportare in vita. Alternativamente, ci sono altri quattrocento progetti tra i quali scegliere: disegni di barche di lunghezza compresa tra i 3,50 e i 36 metri. Il sapore e la patina che si respira nell’archivio di questo studio, neanche a dirlo, sono quelli di una volta, così come rimane il medesimo il motto, sintetizzabile con le solite parole magiche: grazia, ritmo e spazio, nel solco di Alfred Mylne.

(Alfred Mylne, pace and space – Novembre 2023)

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