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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Occhilupo: «La mia idea di nautica è superba»

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(di Olimpia De Casa)

Le start-up innovative, con tutto il background di ricerca, studio, valutazioni, verifiche e confronti, sono, in quanto tali, già di per sé meritevoli di interesse. Se poi, alla base della nuova realtà, c’è un progetto di un’imbarcazione da diporto che anche solo ad una prima e frettolosa vista cattura indubbiamente lo sguardo, la curiosità di approfondire il prodotto, la sua genesi e la storia dei suoi artefici diventa il passaggio successivo logico per chi è abituato a scandagliare il davanti e dietro le quinte dei protagonisti di un mondo produttivo mai tanto effervescente. Se si aggiunge che all’imbarcazione in questione è stato scelto di dare il nome di Superbia, si intuisce quanto ghiotta diventi l’occasione di saperne di più e di conoscere le ragioni di tale scelta. Non nascondo che il commento a caldo, ovviamente tra me e le prime foto sul mio desk, sia stato: “Quanta spocchia!”. Quello immediatamente successivo, necessariamente meno istitintivo e più consono: “Quanto coraggio!”. Una cosa è certa, il progetto di Alessandro Occhilupo è ambizioso e, solo per questo, lodevole: impiegare nel diporto le tecniche costruttive e i materiali più avanzati di ambito aerospaziale e del mondo delle super car.

Per la start-up innovativa Occhilupo Yacht & Carbon, costituita nel 2019 nel cuore della Motor Valley (la sede operativa è a Reggio Emilia), la scommessa non era facile, ma il primo obiettivo è stato raggiunto: mettere in acqua Superbia 28, una barca realizzata interamente in fibra di carbonio e capace di raggiungere in completa sicurezza performance da brivido (48 nodi), con una potenza relativamente contenuta (due motori fuoribordo da 200 hp ciascuno) in relazione alle dimensioni (28 piedi).
«L’ambizione – ci racconta il fondatore e Ceo Alessandro Occhilupo – è adesso quella di arrivare a sfiorare i 60 nodi, installando nuove eliche e motorizzazioni più potenti. Sono in corso i test per incrementare ulteriormente le perfomance che, da progetto, onoreranno i propositi e il nome di battesimo del primo modello».
Una giovane realtà che si affaccia sul mercato della nautica con le spalle coperte, però, da un bagaglio di esperienze tecniche di grande valore in ambito automotive e in quello delle monoscocche in carbonio per le monoposto di Formula 1, in particolare. Nel curriculum vitae di Alessandro Occhilupo – a ragione e, al largo di equivoci, intitolato “Carbon fiber specialist” – figurano l’impegno come Fitter modeler nel Reparto di Gestione Sportiva F1 di Ferrari, con mansioni di preparatore e collaudatore di modelli e stampi, estrazione, finitura e preparazione alla verniciatura di componenti in composito, e quello di Team Leader di produzione nel CFK (Composites Production Center) di Automobili Lamborghini, dove si è occupato di gestione ordini e personale dei reparti di lavorazioni meccaniche, smerigliatura, sabbiatura, incollaggio e assemblaggio/montaggio.
Un percorso, formativo e lavorativo, improntato, quindi, sulla conoscenza a tutto tondo di ogni aspetto e fase del processo: disegno, progettazione funzionale, prototipazione, procedure e controllo dei flussi produttivi legati alla realizzazione in serie di prodotti in fibra di carbonio.
Oggi amministra Occhilupo & Yacht Carbon, l’azienda impegnata nella progettazione, produzione e distribuzione di imbarcazioni in fibra di carbonio, caratterizzate da alte prestazioni, efficienza e fascino. L’ha fondata potendo fare affidamento, oltre che sulle competenze tecniche legate alla padronanza del materiale e delle sue proprietà fisiche e meccaniche, anche sulla capacità di saper fare squadra e relazionarsi con professionisti esperti per gestire responsabilmente gli apporti specifici.
«Io e i miei soci eravamo animati dalla volontà comune di poter utilizzare le tecnologie attualmente a disposizione nell’industria per realizzare un prodotto nautico prestazionale, supportati dall’utilizzo di specifici software che permettono di individuare l’esatta quantità di materiale necessario alla realizzazione di un’imbarcazione strategicamente ottimizzata in funzione idro e aero dinamica».

Fondamentale, nel lavoro in team, è stato il ruolo del designer Gianluca Meschino, che ha dato vita a una barca dalle linee aggressive che esaltano il carattere sportivo dello scafo, coniugando comfort e vivibilità. «Lo studio si è concentrato non solo sulle linee d’acqua, ma anche sull’opera morta che, nella sezione poppiera, adotta soluzioni aerodinamiche che ricordano le prese d’aria delle auto da corsa: una scelta stilistica e insieme funzionale per ridurre la resistenza all’avanzamento, ottimizzando l’efficienza». L’approccio progettuale è stato fondamentale poiché, prima di procedere con la fase di lavorazione, sono state applicate le tecniche avanzate di simulazione, tra cui la fluidodinamica numerica e l’analisi strutturale. «Questi processi hanno agevolato, sui materiali effettivamente utilizzati, prove di trazione e flessione per testare l’effettivo comportamento dei materiali stessi sotto stress. La laminazione dello scafo e delle sovrastrutture è stata eseguita utilizzando unicamente il carbonio attraverso la tecnica di infusione sottovuoto con resina epossidica. Ciò ha prodotto strutture resistenti e leggere».

Superbia 28 è modellabile a seconda delle esigenze di ogni armatore, che può scegliere la tonalità della livrea esterna (pastello o metallizzata), ma anche la plancia di comando – grazie all’utilizzo della stampa tridimensionale e strutturale che permette di personalizzare la barca sin dal design – e gli allestimenti interni, ovvero pellami, tessuti, cuscinerie e optional.
La personalizzazione rappresenta un vanto per il cantiere, che si propone di mettere al servizio del cliente know-how, sensibilità e abilità creativa affinchè ogni yacht abbia caratteristiche distintive uniche. In ottica propulsiva, proprio in considerazione del peso ridotto dell’imbarcazione, sono allo studio soluzioni “green” che prevedono per i modelli successivi l’impiego di motori elettrici con alterazioni marginali sulle prestazioni. «Essendo l’imbarcazione molto leggera, pesa solo 1.250 kg, possiamo compensare il grosso peso dei pacchi batterie per un motore elettrico di una cavalleria importante. Non si andrebbero quindi a snaturare l’efficienza idrodinamica e l’assetto dell’imbarcazione, che garantirebbe comunque buone prestazioni. Il nostro obiettivo è quello di offrire una piattaforma prestazionale su cui poter installare eventuali motorizzazioni alternative, siano esse elettriche o a idrogeno. Non sta a noi valutare quale sia in grado di rappresentare una reale svolta green. Noi però ci siamo e siamo pronti a mettere a disposizione un mezzo leggero che nasce per ottenere prestazioni elevatissime con il minimo dispendio di energia». A proposito di finalità di impiego e collocazione sul mercato, quale il committente “tipo” di Superbia 28? «Lo stesso acquirente di una Maserati, una Lamborghini, una Ferrari o una McLaren, ma anche chi cerca un tender, date le dimensioni e la leggerezza, o una chase boat per il proprio superyacht o, semplicemente, chi apprezza l’utilizzo della tecnologia al servizio di prestazioni e divertimento».

Archiviata la supponenza, reale o presunta, suggerita dal nome scelto per la prima finalizzazione della start-up – che, piaccia o non piaccia, risponde diligentemente anche a mirate strategie di marketing aziendale -, di Superbia 28 e di Occhilupo Yacht & Carbon c’è da scommettere si parlerà ancora per molto. Fosse solo per la curiosità di capire verso quale altro peccato capitale si concentrerà l’attenzione della società emiliana nata nel cuore della Motor Valley. Anche perchè, oltre a essere patria delle case automobilistiche più prestigiose e vincenti lo è anche delle eccellenze italiche della gastronomia più amata e rinomata, da cui l’altro appellativo: Food Valley. Che questa supremazia sia di buon auspicio per un nuovo modello? Magari Gola? O Ingordigia? D’altronde, nuovi e vecchi vizi (o virtù, a seconda dei punti di vista) a parte, come cantava un emiliano doc, la vita è un brivido che vola via, un equilibrio sopra la follia.

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