Saverio Cecchi: “Fate ripartire anche diporto e charter”

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  • Saverio Cecchi con il ministro Paola De Micheli (foto d'archivio)
    Saverio Cecchi con il ministro Paola De Micheli (foto d'archivio)

Intervista a Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica. I successi dell’associazione per affrontare la Fase 2 e che cosa il governo non ha ancora fatto. Il ministro Paola De Micheli, ad esempio, non si è ancora pronunciata su diporto, charter e noleggio. Per salvare in parte la stagione dopo il lockdown si deve tornare a navigare liberamente. La barca è o non è il distanziatore sociale più sicuro?

di Antonio Risolo | La Fase 2? Nelle mani degli «uomini protocollo», una nuova professione che fin qui ha prodotto soltanto una babele di annunci. Lo «Stato terapeutico» naviga a vista in un mare di decreti governativi e ordinanze regionali spesso in contrasto. La nautica da diporto, come altri settori dell’economia nazionale, è appesa alle decisioni dei nuovi professionisti Azzeccagarbugli style. Merito di Confindustria Nautica se la produzione e altre attività della filiera sono ripartite. Ma è assordante il silenzio del governo sul turismo nautico (noleggio, charter, cruise e diporto). Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, in audizione alla Camera, non ha indicato né tempi né modi della possibile ripresa di un ramo vitale della filiera. Velo pietoso sulle consegne delle imbarcazioni autorizzate dal governo: chi ritira gli yacht se gli armatori stranieri non possono mettere piede in Italia? Forse il premier e i suoi 500 consulenti non hanno ancora capito che stiamo parlando di un comparto ad alta stagionalità, quattro mesi decisivi per i cantieri. Dice un noto costruttore: «Se non consegno non incasso, se non incasso chiudo».
Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica, ci racconta lo stato dell’arte.

Presidente, troppe ordinanze e decreti: si possono effettuare i lavori a bordo ma i clienti che devono ritirare le loro barche non possono spostarsi liberamente sul territorio nazionale.
«È vero. Ma come associazione di categoria non possiamo pretendere di cambiare l’organizzazione costituzionale che il Paese si è dato, demandando diverse competenze alle regioni. Certamente uno degli errori più evidenti in tema di devoluzione di poteri riguarda il turismo. Non lo nascondo, c’è tanta amarezza. Sul fronte delle attività d’impresa e artigiane, tuttavia, dobbiamo riconoscere il grande aiuto delle Regioni, a cominciare da Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Emilia Romagna e Sicilia».
Esempio: il Veneto autorizza le consegne degli yacht, ma le Capitanerie di porto le bloccano. I cantieri chiedono la libera navigazione e il libero approdo nei porti.
«Mi aspetto che le Capitanerie siano al servizio della nostra, come delle altre filiere del mare, vista l’importanza e il valore che esprime anche in termini di economia generale e di occupati. Se ciò non avviene non posso che rammaricarmene moltissimo, gireremo queste segnalazioni al ministro dei Trasporti. Soprattutto in un momento come questo, credo sia doveroso il massimo rispetto da parte delle Istituzioni verso le imprese e i loro lavoratori, unica risorsa per far ripartire il Paese».
Gli armatori che devono ritirare la barca non possono fare le prove in mare che attualmente sono riservate solo ai comandanti.
«Questo dipende dalle restrizioni generali imposte alla libera circolazione dei cittadini. Purtroppo il problema non è la prova in mare in sé, o la permanenza in barca, ma le interazioni sociali fra l’uscita di casa e l’arrivo in barca o l’arrivo dall’estero. Su questo abbiamo avuto un incontro con Palazzo Chigi la scorsa settimana. Ovviamente parliamo di armatori privati. Se invece parliamo di attività di impresa, come il noleggio, allora si tratta di una causa di lavoro».
Con determinazione e autorevolezza, avete portato a casa risultati notevoli: dalla ripresa della produzione a quella delle reti di vendita. Il prossimo obiettivo?
«Da tempo siamo impegnati sui fronti del charter e del diportismo in generale, seguendo lo stesso approccio fin qui adottato per la riapertura delle altre attività del settore: poca comunicazione, molta sostanza fatta di ricerca, dati, analisi di rischio, proposte normative, forte capacità di rappresentanza istituzionale. E tanta credibilità. L’obiettivo è ottenere una data certa».
In caso di consegna di imbarcazioni all’estero è possibile ipotizzare un permesso temporaneo di espatrio senza quarantena?
«Allo stato attuale un cliente o un equipaggio estero possono arrivare in Italia e soggiornare per il massimo di 72 ore. Il tema non è l’uscita dall’Italia, ma la chiusura di altri Paesi del Mediterraneo al loro rientro. Questione che stiamo affrontando a Bruxelles tramite la nostra associazione europea Ebi».

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