Officina Italiana Design apre casa a Miami. Ecco perché

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  • Officina Italiana Design: il team "americano"
    Officina Italiana Design: il team a Miami
  • Mauro Micheli & Sergio Beretta
    Mauro Micheli & Sergio Beretta

Mauro Micheli e Sergio Beretta, fondatori di Officina Italiana Design, sono partiti a fine gennaio per gli Stati Uniti dove rimarranno a lavorare presso gli uffici del Gruppo Ferretti fino a maggio 2020. Con loro, due designer del team, Laura Avogadri e Andrea Catucci, new entry dello studio che da oltre 25 anni porta avanti lo stile della tradizione Riva. A Miami “per una pausa dalla quotidianità, alla ricerca di nuovi stimoli e nuove idee”, fa sapere la coppia da nozze d’argento.
Com’è noto, Officina Italiana Design è legata fin dal 1994 al celebre marchio Riva, vero e proprio ambasciatore del made in Italy nel mondo. Quale occasione migliore per farci spiegare dai diretti interessati i perché del lungo soggiorno in Florida.
“Per noi – dice Sergio Beretta – significa in primis vedere cose nuove e aprire la mente, perché c’è  un clima internazionale, con clienti importati americani e non. È anche una maniera per stare vicino a un mercato diverso da quello europeo. Gli americani sono molto più pratici, per loro la barca non è un oggetto di show off, la usano per divertirsi e come mezzo di trasporto. Negli Hamptons, dove c’è molta ricchezza, un Riva trova la sua perfetta collocazione. E poi ammettiamolo: il trasferimento è anche un modo per  rigenerarsi con la piacevolezza del clima. Il sole e il mare ci danno molta carica ed energia”.
“In Italia siamo circondati dalla bellezza, persino il più piccolo paesino ha un chiesa dove trovare opere d’arte magnifiche: un quadro del Correggio o di Piero della Francesca – incalza Mauro Micheli – Tutte queste cose meravigliose, sembra assurdo, ma in un certo senso appesantiscono il cervello… A Miami tutto questo non c’è, c’è sole e c’è il mare. Si è più disposti a liberare la mente, anche dalla bellezza, per ricrearla ex-novo. Comunque a Miami c’è tanta arte contemporanea, molto stimolante per noi. Nel nostro approccio creativo, l’arte (classica e contemporanea) ha sempre un ruolo primario, da essa riceviamo impulsi importanti in fatto di equilibri. Nei nostri periodi di permanenza negli Usa visitiamo sempre mostre e collezioni. In questo periodo stiamo seguendo per esempio Tony Lewis, Shahryar Nashat, Nairy Baghramian e Alicia Kwade. Per quanto riguarda il nostro team itinerante… siamo convinti che passare un periodo a Miami faccia bene a tutti e quindi apriamo la possibilità ai designer dello studio. Non è un obbligo deve essere un piacere, foriero di esperienze. Quest’anno oltre a noi due si sono uniti Laura Avogadri, che ci segue dall’inizio dell’avventura americana (siamo al sesto anno) e con la quale c’è un’ottima intesa, e Andrea Catucci. Andrea si è unito al nostro team l’anno scorso. Una figura di riferimento importante che mi affianca con un confronto quotidiano; è molto competente a livello progettuale. È approdato nella nautica nel 2003, lavorando per importanti cantieri italiani; in studio mi dà un supporto completo”.
“Non è casuale la coincidenza con il Miami International Boat Show – dice Sergio Beretta – La rassegna è stata un bel momento di confronto e di stimolo che arricchisce la permanenza negli Stati Uniti. Come non sono casuali gli impulsi positivi dei nostri progetti Riva. Il nuovo Riva 130, ad esempio, annunciato a al salone di Miami, è nato proprio qui, come primi schizzi e prime idee. È uno yacht realizzato nel solco della tradizione Riva e, anche se si tratta di un 40 metri, gli stilemi sono gli stessi; è in linea con una serie di yacht di cui fanno parte 90′ Argo, 100′ Corsaro e 110′ Dolcevita.
Gli stimoli che offre Miami? Mauro Micheli non ha dubbi: “L’arte sicuramente, il design in generale, ma anche le auto. Noi che disegniamo barche guardiamo molto al car design. Qui in America ci sono automobili tutto sommato molto anonime, con tratti e segni che un designer europeo non userebbe mai. Ma anche questo è uno stimolo e da linee discutibili possono nascere nuove idee”. Come Riva 50 metri Race? “No, é una creatura concepita in Italia, una barca che avevo nelle corde io e l’ho sottoposta al Comitato di progetto Ferretti. Volevo fare qualcosa di diverso, semplificare le forme al massimo per differenziarla dal trend odierno. Non è una barca facile: è nata per staccarsi dal coro, da quello che fanno gli altri cantieri, è una vera e propria navetta. Bello sapere che la seconda unità è già stata venduta”.
E Sergio Beretta di rimando: “Le linee sono state apprezzate da tutti, Race è stata premiata anche ai recenti Boat International Design & Innovation Awards 2020 di Cortina d’Ampezzo nella categoria Outstanding Exterior Motor Yacht. L’abbiamo saputo appena atterrati a Miami. La notizia ci ha riempiti di orgoglio. Crediamo che Race sia uno yacht realmente elegante, con tanti dettagli sottolineati dai migliori materiali e dalla migliore qualità costruttiva. È uno yacht con personalità. Uno yacht per connaisseur”.
Progetti per il futuro? “È stato appena annunciato uno yacht di quasi 90 piedi, Folgore, che va a sostituire il Domino, una barca uscita nel 2009 in piena crisi finanziaria globale eppure di grande successo- spiega e conclude Mauro  Micheli. Folgore parte da lì e possiede una moltitudine di valori aggiunti. La vedrete presto… Arriveranno anche altri nuovi progetti, di cui ancora non possiamo parlare. Però possiamo dirvi che cosa ci ha richiesto di recente l’avvocato Alberto Galassi: Provate a fare una barca curiosa... Ovviamente è da intendere nella sua accezione positiva, ossia una barca fuori dagli schemi Riva. Beh, ci stiamo provando. In fondo è un nuovo stimolo, una cosa divertente. Quando l’avremo pronta, gliela faremo vedere. Chissà, magari sarà prodotta e potremo dire che sarà nata proprio qui a Miami!”.
L’avventura continua. Chissà con quali novità tornerà in patria il team di Officina Italiana Design

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