Nautica, ecco perché si deve ripartire il 27 aprile

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“La filiera della nautica deve ripartire il 27 aprile. Il 4 maggio sarebbe già troppo tardi, comprometterebbe tutto il 2021. Dal giorno del lookdown fino al 15 aprile il fatturato della produzione ha perso il 13%. A oggi i posti di lavoro a rischio nella filiera sono circa 6mila. Che potrebbero raddoppiare se la ripartenza dovesse slittare al 15 maggio. Sono molto preoccupato per la piccola nautica, per cui una settimana di lavoro in più vorrebbe dire tanto. Una settimana per determinati cantieri è linfa, vuol dire recuperare. Non c’è più tempo, un’altra settimana significherebbe far chiudere molte aziende”.
Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica, indica la deadline per la ripresa di tutte le attività del settore, e ha spiegato perché nel corso di una conferenza stampa telematica che ha fatto il punto sulla situazione della nautica da diporto, attività di difesa e di supporto per il settore messe in campo dall’associazione nel periodo dell’emergenza Covid-19, prospettive per la cosiddetta fase 2 e scenari futuri.
Oltre al presidente Saverio Cecchi, sono intervenuti il direttore generale, Marina Stella, Roberto Neglia e Stefano Pagani Isnardi.
“Fin dall’inizio del lockdown – spiega Marina Stella – abbiamo accompagnato i nostri associati in questo nuovo percorso giorno dopo giorno, abbiamo raccolto le loro informazioni che ci sono servite per presentare un dossier dettagliato prima al governo e poi alle regioni. Un primo segnale è arrivato nei giorni scorsi dall’Inail che ha classificato la nostra filiera a basso rischio e a bassa aggregazione sociale. Siamo partiti dalla considerazione dei danni che l’arresto prolungato può provocare a tutta la filiera, settore che come il turismo è a elevata stagionalità, con un periodo finanziario molto corto, concentrato sul periodo aprile-luglio. Per tutti questi motivi abbamo chiesto la riapertura controllata, grazie ai rigidi protocolli che le nostre aziende hanno sottoscritto, con grande responsabilità ancora prima, anticipando provvedimenti governativi, per garantire ai lavoratori la massima sicurezza. Da qui il nostro appello: dobbiamo riaprire subito, il 4 maggio è già tardi”.
A oggi soltanto il 10% delle aziende è operativo; il 33% parzialmente operativo (smartworking) e ben il 57% non operativo. Drammatico il livello della produzione: -73,3%. Considerata la piena operatività, o quasi, dei competitor internazionali, soprattutto del nord Europa, i conti sono presto fatti.
“Siamo in continuo contatto con Palazzo Chigi – aggiunge Roberto Neglia, responsabile delle relazioni esterne di Confindustria Nautica – Abbiamo cercato di mettere insieme un dossier concreto, a dispetto delle varie letterine scritte a Babbo Natale, tenendo un profilo basso per rispetto nei confronti di un Paese che sta soffrendo, di tutte quelle famiglie che sono ormai alla fame. Taluni atteggiamenti non portano da nessuna parte. Il nostro dossier ha preso di petto innanzitutto l’emergenza sanitaria. Ricordo, tuttavia, che le nostre aziende possono contare su un flusso di cassa positivo di 4 mesi, quattrini che servono per la produzione di tutto l’anno”.
Intanto, dopo Liguria, Toscana, Marche e Lazio, anche l’Emilia Romagna ha interpretato le norme governative sulle attività di manutenzione di unità da diporto – incluse quelle di consegna delle unità già prodotte – che Confindustria Nautica era riuscita a far confermare fra le attività consentite anche dal Dpcm del 10 aprile 2020.

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