La Nautica dice basta! Basta parole, servono fatti

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La Nautica

di Antonio Risolo | La Nautica prova a ripartire, ma comandano confusione e burocrazia. Pendiamo dalle labbra… di quindici task force, un esercito di scienziati, professori e tuttologi che a oggi hanno prodotto zero idee. Per dire, soltanto il ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, si è circondata di una squadra di 64 esperti o presunti tali. E poi c’è quel Walter Ricciardi, dal quale l’Oms ha preso le distanze con un laconico “Non fa parte del board dell’Agenzia”. Mentre Vittorio Colao lavora da Londra… No comment. Basta, per favore, non se ne può più.
Basta parole, ora i fatti! Le aziende della nautica, come tutti gli altri settori, fin qui ubriacati soltanto di chiacchiere, pretendono fatti concreti, si aspettano decreti scritti possibilmente in italiano e indicazioni precise e definitive. Se poi la priorità del signor Vito Claudio Crimi – uno dei talenti scoperti dalla piattaforma Rousseau – è il commissariamento della Lombardia, beh, fate voi. Qui c’è tutto il sale d’Italia.
Gentili signori della politica, basta per favore! Se non siete in grado di gestire le due emergenze, saniaria ed economica, tornate al paesello. A differenza dei comuni motali, per voi il viaggio di ritorno è gratis e in prima classe. Mettiamoci anche la scorta e la fanfara per non farvi sentire soli. Vogliamo parlare della potenza di fuoco (salva banche)? Meglio di no, questo capitolo merita il pollice verso e almeno dieci veli pietosi.
Torniamo alla ripartenza. Con tutte le cautele del caso, e a ranghi ridotti, Fincantieri ha riaperto i suoi otto cantieri italiani, mentre tutte le Regioni sono in pressing sul governo per anticipare di una settimana (al 27 aprile) anche la ripresa della produzione. Ma Palazzo Chigi tentenna, prende tempo in attesa dei pareri del comitato tecnico scientifico e delle varie task force che quagliano ben poco, mentre il Piano di riapertura controllata e coordinata della filiera, presentato all’esecutivo da Confindustria Nautica, probabilmente non è stato ancora esaminato. Inascoltata anche la voce che arriva dall’Inail che considera le attività delle aziende nautiche a basso rischio e a bassa aggregazione sociale.
E’ vero, i cantieri nautici hanno riaperto i cancelli, ma solo per le consegne di imbarcazioni già in acqua, tanto per onorare i vincoli contrattuali con gli armatori. Meglio di niente, pur sempre una boccata d’ossigeno ai tempi di un  lockdown che dura dal 25 marzo. Ma tutto questo evidentemente non basta. Con la produzione ferma, il rischio di perdere quote importanti di mercato è alto. Allo stesso tempo alcune piccole dell’indotto vedono lo spettro della chiusura definitiva. Questi sono i fatti, inconstestabili. Parole, conciliaboli, indecisioni e pareri più o meno autorevoli dei cosiddetti esperti valgono zero.
La Nautica, come gli altri settori, pretende fatti concreti per la sua sopravvivenza. I grandi cantieri scalpitano e continuano a lanciare segnali d’allarme al governo. I competitor stranieri, come quelli del nord Europa, non hanno mai chiuso, continuano a lavorare anche se a ranghi ridotti, ma non di molto. Per dirla con Michele Gavino, amministratore delegato di Baglietto, «In Italia stiamo subendo uno stop troppo lungo, rischiamo di farci divorare». Un sentire comune: da Azimut|Benetti a Ferretti e Sanlorenzo, tanto per citare i primi tre costruttori globali.
Altro capitolo, il diporto. Difficile capire i divieti che riguardano l’uso delle imbarcazioni se è vero, come è vero, che la barca è il posto più sicuro per singoli diportisti o per famigliole. Uno dei tanti modi per stare lontani dagli assembramenti in attesa che la pandemia ci lasci finalmente in pace.
Altro velo pietoso, infine, sui codici Ateco, strumento ridicolo nel terzo millennio. Troppe chiacchiere, troppe voci, troppe tabelle, troppi pareri più o meno illuminati sulla cantieristica e sulla filiera che comprende anche charter, porti turistici e servizi legati alla nautica. Il governo ascolti e decida. Nella storia c’è già stato qualcuno che pur di non decidere si girò dall’altra parte. Cavandosela con una bella lavata di mani.
Per quanto ci riguarda, Gentedimare2.0 continuerà a fornire, come ha sempre fatto, un’informazione quotidiana, gratuita, corretta e di qualità sulla filiera nautica e non solo, valutando i fatti. Ma attenzione: c’è anche una task force dedicata al controllo della stampa non allineata. Regime?

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