Covid19 e scuola, una grossa ondata di slime ci seppellirà

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Covid19

di Chiara Risolo | Maledetto Covid19. L’ho fatto. Ieri sera intorno alle 22, ho abbandonato il gruppo WhatsApp della scuola. Sto già pensando a come si vendicherà mia figlia. Probabilmente me la farà pagare tra cinque, sei anni. È ancora troppo innocente per tramare. In attesa del suo ditino che vedo già agitarsi, ritto e ostile, sotto il mio naso, vorrei spiegare il motivo dell’improvvisa dipartita dal Verbo telematico dell’Istruzione. Non senza qualche precisazione doverosa nei confronti di tutte quelle madri che digitano, digitano e digitano…e digitano. Morse da calvinismo (o dalla Taranta) scodellano a ripetizione, incuranti dell’orario, screenshot di carte geografiche, fisiche, politiche, topografiche, celesti, nautiche, le innumerevoli invenzioni degli Egizi, le declinazioni di congiuntivi, condizionali, le coniugazioni are-ere-ire, le operazioni con i decimali, in colonna, in riga, a testa in giù. Sono encomiabili. Cioè, io le ammiro e le ringrazio. Ammetto anche una certa invidia che sfocia in tempi di Covid19 in latente tachicardia, perenne insonnia e bieco senso di colpa: «Non sono una brava madre, io. Non informo in tempo reale mia figlia dei suoi doveri scolastici a distanza, io. Non interrompo la magia delle sue manine nello slime per ricordarle che se non studia diventerà (probabilmente) un asino, lei. Sapete che c’è? Che sono incazzata nera. Non con le madri zelanti affette da whatsappismo irreversibile salva asini, giammai. Nemmeno con le insegnanti che ce la mettono davvero tutta per dare ai nostri mocciosetti parvenze di quotidianità. Anzi, grazie maestra Simona, grazie maestra Roberta. Lara, Barbara, Antonella, Martina, Katia, Giovanna. Grazie. Perché quando dal telefonino partono le vostre voci che illustrano questa o quella materia, i figlioli sorridono. Io sono incazzata con il ministero dell’Istruzione. Non pervenuto. Mi sono letta la nota inviata dal Miur alle scuole con le prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza relative all’emergenza Covid19. Aria fritta. Paroloni, baci (suppongo non richiesti) alle pantofole di dirigenti scolastici e insegnanti che almeno ci provano. Copio e incollo: «Questa nota intende limitarsi a fornire un quadro di riferimento a quanto finora fatto e ricondurlo in un contesto di sostenibilità operativa, giuridica e amministrativa e cerca di fare tesoro di ciò che le istituzioni scolastiche, attraverso la loro attività e lo scambio continuo delle migliori pratiche, stanno facendo. Non altro». Fate voi. L’ho letta, riletta. Anche al contrario. Non mi convince. Una supercazzola che delega (come al solito). Una supercazzola che di fatto consegna alle madri di cui sopra una gran bella responsabilità: diffondere il Verbo telematico dell’Istruzione si diceva. No grazie. Abbandono il gruppo. Tra le decine di stronzate che la morale ci impone di leggere ogni giorno, una bella circolare ministeriale che illustri punto per punto (soggetto, verbo, complemento) la didattica a distanza, be’ sarebbe, di grazia, gradita. Una circolare uguale per tutti. O più semplicemente per tutti. Vivo in Toscana, quella regione con un entroterra chic che da qualche anno a questa parte finisce in shire, quella della costa con il mare bello, pulito, i ristoranti di pesce, la riccanza indigena e colonizzatrice. E poi ti arriva su WhatsApp: «Ho problemi di connessione, quindi tutti quei bei video che vengono mandati ci metto anche una giornata a scaricarli, senza contare l’altro (figlio) a cui mandano la lezione di Sabato o Domenica sera alle 10. Non ne posso più». Ecco, io speriamo che me la cavo signor ministro Azzolina, pardon ministra (prima che le urti il femminismo). Tuttavia un fatto mi rassicura: appena prima della quarantena forzata (quando -per capirci- ci dicevano che il Covid19 era una banale influenza) mia figlia mi ha detto «mamma, per questo coronavirus ci hanno messo il sapone in bagno così possiamo lavarci le mani. Domani forse lo metteranno anche nel bagno dei maschi». Viva l’Italia. WhatsApp, le madri zelanti. Ma soprattutto lo slime.

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