Coronavirus, chiude anche la nautica. E c’è chi sciopera

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Nautica e Coronavirus

di Antonio Risolo | Coronavirus chiude anche la nautica. Cancelli sbarrati dal 25 marzo fino al 3 aprile. Ma non è detto, tira aria di nuovi stop. Produzione ferma, la filiera è blindata dai codici Ateco, strumento obsoleto che riflette l’economia del secolo scorso. Impossibile riproporli nel terzo millennio. Fatta salva la salute di tutti, la cui priorità non è in discussione, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, lancia il grido d’allarme: “L’emergenza Coronavirus ci costa 100 miliardi al mese”. In questo enorme buco c’è dentro anche l’industria nautica, ovviamente. Un settore che ha superato a fatica la crisi globale del 2008 ed è uscito con le ossa rotte dallo schizofrenico Salva Italia del governo Monti, il peggiore della storia repubblicana, a pari merito con quello attuale.
E così, in queste settimane di follia collettiva, abbiamo assistito al festival degli annunci notturni su Facebook senza che nessuno sapesse un beato niente del decreto che sarebbe entrato in vigore 24 o addirittura 48 ore dopo. Sono tre i decreti partoriti da Sir Giuseppe W. Churchill. In arrivo il quarto, probabilmente pasticciato come gli altri. Ne sarebbe bastato uno a fine gennaio dopo l’allarme lanciato dall’Oms., solo uno, chiaro e comprensibile a tutti, magari scritto in italiano. Avevano annusato il disastro i governatori del Nord, immediatamente insultati e derisi dalla banda M5S-Pd. Razzisti e fascisti, è stata la risposta della politica imbelle. Poi via alle abbuffate ridicole nei ristoranti cinesi, agli abbracci e agli apericena a Milano. Vero Zingaretti? Vero Sala? E Giuseppi? A gustare babà con Macron in un bar di Napoli. Stando al suo portavoce, Rocco Casalino, doveva essere il premier con meno apparizioni tv di sempre. Invece è tutti i giorni in video e sui giornali. Con 16 apparizioni in tv in una sola domenica. E di notte? In diretta su Facebook. Soffrirà d’insonnia, adesso che ha pure delle ammiratrici social su Instagram. Continua a dire che siamo in guerra contro un nemico subdolo e assassino. E’ vero, ma per fare la guerra ci vogliono generali con gli attributi. E invece. Invece il Parlamento è chiuso come fosse una fabbrichetta qualsiasi. Democrazia e libertà sospese a divinis. Il discorso è chiuso.
Tornando alla nautica e alla cantieristica più in generale, le aziende temono il peggio stando agli umori raccolti qua e là. La domanda è: chi sopravviverà quando tutto sarà finito? I grandi costruttori avranno sicuramente la forza di affrontare la crisi, ma le piccole imprese tremano, così come la filiera dell’indotto. Un imprenditore del comparto accessori mi ha detto al telefono: “Non possiamo spedire le merci già pronte perché i corrieri trovano i cancelli chiusi. La stessa cosa vale per gli approvvigionamenti che attendiamo e che non possiamo ritirare. Tutte le merci o tornano indietro o vanno a finire nei grandi depositi, con un fermo che costa un occhio della testa. Arriva qualche distetta e i clienti non pagano. Non si incassa, non c’è più liquidità. Io la chiamo dolce morte, nel senso che ti addormenti e non ti svegli più. Chi pagherà il conto?”.
Le armi  messe in campo dalla premiata ditta Conte & Gualtieri per combattere l’emergenza economica sono a dir poco spuntate. I 25 miliardi? Bastano per sopravvivere piu o meno dieci giorni, ma nessuno ha visto ancora un euro che sia uno, mentre già venerdì 20 marzo la Svizzera ha distribuito i moduli per gli aiuti ai lavoratori autonomi che cominciano a incassare denaro vero.
In questo quadro drammatico, in attesa che tutti noi ci si rimbocchi le maniche, come hanno saputo fare i nostri padri e i nostri nonni nel dopoguerra, tra le tante speranze c’è anche quella che i desaparecidos ai tempi del Coronavirus spariscano definitivamente da una società che non li sopporta più. Il riferimento a fannulloni & furbetti, sardine, Luca Casarini, (l’ex leader no global ora passato a fare politica in mare), centri sociali, No Tav, No Tap eccetera, fino a tutte le Rakete de’ noantri e ai ridicoli ballerini da balcone, non è puramente casuale. Le balere riapriamole dopo. Avete mai visto la colonna di camion dell’Esercito che trasportano centinaia di bare? Sventolate pure il tricolore, ma a mezz’asta e, se potete, recitate un Requiem. Atteggiamenti più consoni alla tragedia che siamo vivendo. Per ripartire l’Italia ha bisogno di braccia e teste vere. E tanta voglia di farcela ancora una volta. Chi non si pone questi obiettivi si tolga almeno dai piedi.
Ciliegina sulla torta: l’annunciato sciopero dei metalmeccanici e benzinai. La Trimurti sindacale scalpita, sfrutta il Coronavirus per rifarsi la verginità perduta. E così gli imprenditori diventano assassini. I conti si faranno alla fine, quando milioni di famiglie saranno alla fame. Con tutti gli scongiuri del caso, ovviamente.
È bene, infine, che le cose che sono accadute in Italia in queste settimane vengano trascritte ben chiare sul diario di ciascuno di noi. Serviranno a farci riflettere a tempo debito. Perché, purtroppo, i fatti dimostrano che la tragica emergenza sanitaria e sociale alla quale assistiamo quotidianamente non è figlia del fato. Al contrario, è il frutto di pura ignoranza, incompetenza manifesta e scelte sbagliate. Né più né meno.
Riposino in pace i nostri morti, lunga vita agli eroi che combattono la guerra negli ospedali. Buon vento Italia!

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3 Responses to Coronavirus, chiude anche la nautica. E c’è chi sciopera

  1. Cinzia Farinetti ha detto:

    Plauso al Maestro che ha sintetizzato ed enfatizzato ogni mio pensiero degli ultimi giorni. Ci hanno mandato al fronte senza i fucili e siamo caduti in molti, ma nella ricostruzione dovrà essere diverso. Abbiamo tutte le migliori maestranze (la nautica ne è un esempio) ci manca solo una guida esperta e coraggiosa. Non lasciamoci scappare l’opportunità di liberarci finalmente di chi non ha la forza di fare, ma solo di propagandare. Buon vento Italia!

  2. Fabio Costanzo ha detto:

    Pur lavorando nel settore non condivido le sue considerazioni. Al di là della validità o meno dei codici Ateco, resta il fatto che le intenzioni del ns governo, come ormai quelle di tutti gli altri paesi a livello globale, sono quelle di tutelare la salute e la sicurezza a qualunque livello. Su tempestività ed efficacia delle misure prese dal governo nelle ultime settimane, c’è da dire che la rapidissima evoluzione del contagio ha colto impreparati tutti i paesi occidentali – europei ed extraeuropei – e adesso se ne stanno vedendo le conseguenze anche altrove, in termini di contagi e vittime (in primis Sir Boris Johnson e Mr.Trump forse hanno capito che populismo e arroganza non ripagano, per la salute dei loro cittadini oltre che della loro). Errori ne sono stati fatti si, ma da “entrambi i lati”, e del resto è facile giudicare ed incolpare a senso unico. Non cita ad esempio il Signor Salvini liberamente a passeggio per le strade di Roma qualche domenica fa mano nella mano con la sua compagna. Quantomeno bisogna essere imparziali nell’additare comportamenti irresponsabili da parte della politica italiana, non crede ? Il danno per la nautica italiana è immenso, ma questo vale per tutti settori produttivi. E oggettivamente, corretti o meno che siano i criteri alla base della codifica Ateco, resta il fatto che un settore di lusso non può certo essere considerato essenziale. Come ha giustamente scritto la sicurezza e la salute prima di tutto. L’imperativo categorico in questo periodo è FERMARE LA CRESCITA ESPONENZIALE DEI CONTAGI A LIVELLO NAZIONALE e su questo non si può discutere. Perchè poi a dover assistere i malati nelle strutture sanitarie ci stanno medici ed infermieri ridotti allo stremo non io o lei comodamente seduti in poltrona ed al sicuro a casa, insieme a “qualche” imprenditore che in una situazione catastrofica come questa pensa esclusivamente ai danni prodotti ad un settore che, per quanto sia un’eccellenza a livello mondiale e contribuisca significativamente al PIL, resta pur sempre un settore di lusso, quindi non essenziale.

    • Antonio Risolo ha detto:

      Accetto e rispetto qualsiasi tipo di critica e non ho problemi a pubblicare le opinioni altrui, riservandomi tuttavia la facoltà di esprimere liberamente le mie peraltro condivise da molti. Me lo consentono la Costituzione e la professione di giornalista. Mi attengo ai fatti. Le ricordo, tra l’altro, che il 27 gennaio il premier aveva proclamato solennemente in tv: “Siamo prontissimi”. Non ho capito poi perché avrei dovuto citare Salvini del quale mi interessa poco o niente e che comunque non ha organizzato apericena in giro per l’Italia né pranzi nei ristoranti cinesi. Non sto poi a citarle il lungo elenco di decreti, decretini e ordinanze, compresa quella data in pasto ai cittadini, in un italiano approssimativo, firmata dalla signora Lamorgese… Senza contare le dirette Facebook in notturna.
      Si dà il caso, infine, che il settore del lusso, come lo chiama lei, dà da mangiare a un indotto di 180mila famiglie. Un dettaglio.
      Cordiali saluti

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