Canoni, Milleproroghe e la beffa di Capodanno

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Canoni porti turistici, è rivolta

E niente, non ce la fanno. Passano con disinvoltura dalla mascalzonata di Natale (canoni retroattvi illegittimi fuori dalla legge di bilancio) alla beffa di Capodanno (riscossione sospesa fino al 30 giugno). Una squallida manovra che sa di soccorso giallorosso all’Emilia Romagna, Calabria, Toscana e Campania in vista delle regionali. Tutto rimandato a dopo il voto. Misera soluzione, ma pur sempre un assist sulla fascia sinistra.
Il fatto. La sospensione del pagamento dei canoni retroattivi fino al 30 giugno 2020 per stabilimenti balneari e strutture destinate alla nautica da diporto è stata decisa dal governo per «ridurre il contenzioso in essere». È quanto si legge nella relazione illustrativa e in quella tecnica del decreto Milleproroghe. Il decreto ricorda che con la riforma del 2007 si è determinato per stabilimenti balneari e strutture per la nautica da diporto «un aumento complessivo dei canoni dovuti compreso tra un minimo del 10% circa (per le aree scoperte) a un massimo del 400% circa (per le aree occupate da opere di difficile rimozione come i porti turistici). «Ne è conseguito per entrambe le fattispecie concessorie – recita il decreto – l’instaurarsi di numerosi contenziosi avverso i procedimenti ingiuntivi di pagamento avviati dagli enti gestori». La disposizione del decreto Milleproroghe è quindi «finalizzata a ridurre il contenzioso in essere, sospendendo sino al 30 giugno 2020 il pagamento dei relativi canoni non ancora corrisposti alla data dell’1 gennaio 2020».
Al di là della stesura del testo in burocratese, ricordiamo che la vergognosa querelle dei canoni quintuplicati e retroattivi si trascina ormai da 12 anni. Nel frattempo, le Agenzie del Demanio e delle Entrate, infischiandosene delle numerose sentenze, hanno continuato a notificare cartelle esattoriali milionarie, con prelievi forzosi dalle casse di 24 porti turistici e blocco dei conti correnti, mentre in Emilia Romagna sono state revocate le concessioni demaniali per il Porto di Rimini e due darsene di Cattolica. Risultato: circa 300 imprese sparse sul territorio nazionale rischiano il fallimento che avrebbe conseguenze catastrofiche per tutta l’economia costiera italiana.
Concessionari e lavoratori dei porti turistici, che in dicembre sono scesi in piazza due volte, si sentono traditi ancora una volta ma fanno di necessità virtù: «C’è grande delusione, non è la soluzione che aspettavamo. Comunque è un piccolo passo, meglio di niente. Sei mesi passano in fretta, non abbasseremo la guardia».
«Nel 2007 – spiega Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas da dieci anni impegnato con Ucina Confindustria Nautica in questa battaglia nelle aule di giustizia – non si è tenuto conto della specialità delle concessioni-contratto, denominate atti formali, che prevedevano la costruzione del porto da parte dell’investitore e un canone prefissato e indicizzato per tutta la durata della concessione. Abbiamo lottato dieci anni per correggere questo madornale errore legislativo. Il problema, nonostante la sospensione del maxi canoni, è ancora tutto da risolvere. Perché questo è soltanto un pannicello caldo per tamponare alcune situazioni molto critiche. In tempo brevissimo – aggiunge Perocchio – dobbiamo addivenire a una soluzione che chiarisca definitivamente che i nuovi canoni non possono essere applicati a quelle concessioni che prevedevano la costruzione del porto turistico da parte del privato, come riconosciuto dai vari Tar, dalla Corte d’appello di Ancora e dalla Corte Costituzionale. Che dire, siamo fiduciosi. Nei prossimi giorni riprenderemo i contatti con il ministero delle Finanze. Sei mesi passano in fretta».

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