Ale, ti scrivo. Ti ho mai detto che sei migliore di me?

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Ale e Chiara

di Chiara Risolo | Guarda che lo so che stai ancora ridendo… Una delle ultime cose che ti ho detto cristallizza il mio alto e irreversibile tasso di idiozia: «Ale tu lo sai che io scrivo anche di vino vero? Sul mio profilo Istagram spesso posto immagini di bottiglie. Lo faccio per lavoro, non pensare che dia feste tutte le sere». A te la bestia aveva tolto anche l’acqua e quel mio gesto, virtuale, ormai necessario e automatico, mi procurava negli ultimi tempi un enorme disagio. Enorme. Mi sentivo irrispettosa. Ignobile. Evanescente. Inutilmente inutile.
«Peccato Chicca, se tu dessi feste tutte le sere, io sarei felice per te». Mi hai stesa con un diretto, messa all’angolo. Nello spazio di un knock-out mi hai fatta piangere e gioire senza farmi tracciare il confine delle due emozioni. Ma soprattutto, ancora una volta, mi hai ricordato una realtà incontrovertibile nata con noi due: tu sei migliore di me. Perché piantiamola di dire, in seno a qualche ipocrita pudore, che non ci sono persone migliori di altre. Ci sono eccome. TuseimiglioredimeAle.
Grazia mi ha raccontato che le hai confessato il dispiacere di andare via, senza aver lasciato – prima – un segno, un figlio. Ale, hai lasciato tanti di quei segni che non basterebbe la tela blu dell’universo per contenerli. Li hai lasciati in tutte le persone che con il tuo prezioso lavoro hai contribuito a salvare. Hai permesso a padri e madri di continuare a essere padri e madri, a figli di essere ancora figli, a vite di essere ancora vite. Trovami, se ci riesci, un segno più profondo, potente e netto che un uomo possa lasciare. A marzo di quest’anno ti ho chiesto di inviarmi una tua foto in divisa, quella del 118. Volevo averla, non lo nego, per postarla. Per dire orgogliosamente al mondo che MIO FRATELLO era in prima linea in quella che allora era solo l’alba di una pandemia. Mi hai risposto che non era davvero il caso, che non, che non, che non, che non. Ricordo di esserci rimasta male, ma naturalmente non ho insistito. Quindi ora ti chiedo di perdonarmi se la mia mediocre testa e il mio mediocre cuore hanno bisogno di far sapere a tutti quanto tu sia stato grande. Un uomo pronto, sempre. E, per Dio, simpaticissimo.
Un manico in sella alle tante moto che hai avuto, da quella Aprilia ET50 che ti ho implorato di farmi provare con pessimi risultati (300 metri tutti in prima), alla mitica Honda NSR con cui mi facevi sentire che cosa si dicevano le formiche sull’asfalto quando piegavi sul curvone di Villasanta. E poi la Hornet, nera e cattiva. E la Ducati… Ti sei sorbito con amorevole pazienza (o lucida rassegnazione) i miei 20 anni di saggi di danza classica. Me la ricordo la tua faccia fuori dal teatro, perché insomma, lo ammetto, non ero Sylvie Guillem. Ti usciva dalla bocca quel «mmm, brava, dai» ed era evidente che in quel mmm ci fosse un carico di noia infinita (più che legittima) e in quel dai la liberazione dall’incubo di due ore di Lago dei Cigni. Ti chiedo scusa, Ale, per tutte le volte che qualcuno ti ha ammorbato con narrazioni in merito a quanto fosse brava e studiosa e giudiziosa tua sorella. Balle Ale, tra i due quello davvero bravo, ma bravo sul serio, sei sempre stato tu. Banalmente, io per capire e mettere in fila le cose della vita ho sempre scritto, e continuo a farlo. Tu, l’ordine lo hai fatto vivendo. Oltretutto con elegante semplicità, senza fronzoli, aggettivi, ostentazioni di sorta. Un uomo discreto. Faccia pulita, scarpe pulite, cuore pulito. Hai mandato a puttane una relazione di 15 anni, come peraltro succede a tanti. Ricordo come fosse oggi, il giorno in cui mi hai chiamato per dirmi che ti eri innamorato di una donna bellissima che poi è diventata la donna della tua vita. Ero in un ristorante con amici, ho visto il tuo nome sul display e non so perché sono corsa nella toilette per risponderti. Era come se sapessi che dovevi confidarmi un segreto e io dovevo metterti al riparo da orecchie e sguardi curiosi. Del resto siamo sempre stati l’uno il guardiano dell’altra, anche a distanza, anche senza dirci niente. Continuiamo a farlo Ale, ti prego, in un modo nuovo, che tu già conosci. Io no. Insegnamelo. Ti amo immensamente.

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10 Responses to Ale, ti scrivo. Ti ho mai detto che sei migliore di me?

  1. Davide ha detto:

    ❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️

  2. Vanessa ha detto:

    Non ho parole e sinceramente non ci voglio nemmeno credere…come dimenticare la nostra infanzia ad uggiano?!….io mia sorella tu alé e tuo cugino Andrea…già allora eri un ragazzo speciale e ho sempre portato nel ❤ quei ricordi…che la terra ti sia lieve….grande e immenso uomo….Vanessa😔😔😔

  3. Monica ha detto:

    ❤️ orgogliosa di conoscerVi Chiara e Antonio. É una grande lezione di vita Chiara che dai a tutti noi con questo ricordo di tuo fratello e una grande emozione.

    • Chiara Risolo ha detto:

      Monica cara, non è una lezione di vita, soprattutto perché ho nulla da insegnare. È il cuore. Che ora batte per due.

  4. Cinzia Farinetti ha detto:

    Chiara, non ti conosco personalmente, come non conoscevo tuo fratello, ma il tuo scritto mi è penetrato dentro ogni poro della pelle. Complimenti a te ed alla vostra meravigliosa famiglia che si, senza dubbio, continuerà a coesistere più unita che mai. Un abbraccio a tutti voi ed un saluto particolare al mio caro Antonio.

    • Chiara Risolo ha detto:

      Gentilissima Cinzia, grazie a lei per le belle parole. Alessandro mi ha dettato ogni singola parola. Chiunque abbia un pensiero per lui è nel nostro cuore.

  5. Maria Gabriella ha detto:

    Sono profondamente commossa, Chiara. Ti bacio. Ricorda che ti aspettiamo.

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