Brube, acronimo di un uomo dalla tempra d’acciaio

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  • Brube, alias Bruson Bepi
    Brube, alias Bruson Bepi
  • Il cantiere
    Il cantiere
  • Brube: uno stampo
    Brube: uno stampo
  • Una barca Brube
  • Un particolare del cantiere
    Un particolare del cantiere

di Serenella Bettin da Venezia | A Natale le favole ci stanno e noi ve ne raccontiamo una in particolare, quella di Giuseppe Bruson, 77 anni, venesian doc, per gli amici Bepi, tempra d’acciaio più forte di quella delle navi. Ha fondato Brube, il cantiere nautico che porta il suo nome: le prime tre lettere del cognome (Bru) e le prime due del soprannome (Be). Il cantiere, eccellenza della nautica veneziana, oggi è guidato dai figli: Loris, 51 anni, e Miriam, 49. Ma l’uomo dalla tempra d’acciaio non molla. Alle soglia degli ottanta, è sempre in trincea.
Incontriamo padre e figli in una mattina di dicembre, fuori quasi nevica, piove, fa freddo. Ma loro, loro continuano a lavorare e non si fermano. Dentro sono sei dipendenti, lavorano da mattina a sera, dalla sera alla mattina, perché anche di notte pensano e fanno barche. Le disegnano, se le immaginano, le pitturano, le accarezzano, le incollano, montano i pezzi, le collaudano, fanno tutto quello che deve essere fatto. Da qui sono usciti motoscafi anche per personaggi importanti, da qui esce la crème della nautica che unisce tradizione e innovazione. E allora Bepi ci fa fare il giro del cantiere. Comincia dalla baracchetta che sta a lato, “questa qui, questa qui accanto, piccina piccina di tre metri per quattro”.
Poi un bel giorno, mentre Giuseppe Bruson – appassionato anche del vetro di Murano – era al lavoro, passa un uomo. E’ un ingegnere americano della Montecatini che gli dà qualche dritta sulle prime barche in vetroresina. Lui prende appunti e non ci pensa due volte: quelle dritte sono preziose. Da lì comincia a lavorare sodo, le barche le pensa di notte, se le sogna, le immagina, poi o fa uno schizzo a matita sul foglio. La mattina quando va in cantiere…  fermi tutti, Bepi disegna la sua barca perché è così che deve venire. E così viene.
“Non sai quante volte – ricorda – mi sogno il disegno di notte, e poi o lo schizzo subito o la mattina quando vengo qui lo disegno esattamente come l’ho sognato. E nasce sempre tutto da un’idea”.
Già un’idea, un’idea che ti balena in testa. Un’idea che metti a frutto. Un’idea che acciuffi prima che scappi via. Poi durante il week end Giuseppe si rifugia in montagna con la moglie Franca, tre giorni, basta poco e le idee vengono meglio. “Le idee vengono meglio lontano da qui”, mi dice. E così un input, un lampo, uno scarabocchio sul foglio bianco, che man mano si riempie. Prova e riprova, corregge, rielabora. Fino a quando nasce un capolavoro. Non esistono pezzi uguali, tutto parte da una visione, da uno studio, da un progetto, da una notte insonne. Notti che lo hanno portato a distinguersi.
Giuseppe Bruson fa barche da 50 anni. Iniziò negli anni Settanta a sperimentare le prime applicazioni della vetroresina. E infatti le vedi le barche qui, in questo cantiere, con l’omino che le dipinge con la stessa cura con cui si dà da mangiare a un bambino. Le vedi. In mezzo a questo profumo di vernice appena smaltata, di gocce di panna laccata appena colata, ci stanno barche appena fatte, barche in piedi, barche distese, barche rovesciate ad asciugare, dipinte, al grezzo; ci sta perfino il modello di legno che riproduce chirurgicamente il modello perfetto.
Oggi Brube può vantare la specializzazione nella costruzione di una vasta gamma di imbarcazioni: dai Cofani di cinque metri, agli sportivi Fisherman (per quelli più piccoli non serve la patente nautica), fino ai versatili open adatti per chi ama prendere il sole, o addirittura i cabinati per chi vuole vivere la laguna per tutto il week-end. E poi. Poi ci sta la “tradizionale” Patana da lavoro (sia entro sia fuoribordo, con o senza patente, oppure nella versione da diporto), senza tralasciare la tipica, ma sempre attuale, Topetta Brube Bacan.
I punti di forza del marchio Brube? La flessibilità di misure e allestimenti, colori che si accompagnano alla tappezzeria (per i più esigenti) utilizzando anche legni pregiati per inserti e decorazioni su richiesta. Ogni barca, infatti, è diversa, personalizzata, a seconda delle esigenze del clienti. E così Brube continua a lasciare la scia nei porti più famosi del mondo. Per gli affezionati dei Cofani è anche disponibile Evo3 – l’evoluzione di Evo2 – senza con ciò sostituirlo, ma perfezionandolo con la nuova carena a V.
“Per la stagione 2012 – 2013 – raccontano i Bruson – avevamo già realizzato un lancino super sportivo per chi ama la velocità e l’adrenalina anche in mare, senza però rinunciare mai alla sicurezza”. Una sicurezza in mare e una sicurezza ambientale. Perché loro, che saranno presenti anche alla prossima edizione del Salone Nautico Venezia, dal 3 giugno al 7 giugno 2020, da anni hanno una collaudata collaborazione con Huracan che produce motori marini elettrici di nuova generazione, sia entrobordo sia fuoribordo. Questo per realizzare imbarcazioni dalle carene il più possibile idrodinamiche per far navigare un motore elettrico a impatto zero sull’ambiente con la stessa potenza di un normale motore a benzina.

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