Porti turistici/2 Paola De Micheli e il “pacco” sotto l’albero

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Porti turistici/2: Paola De Micheli e Saverio Cecchi

di Antonio Risolo | (Porti turistici/2 )
Gentile Signora Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e Trasporti,
ho letto con attenzione una delle sue interviste e ho apprezzato in particolare una sua risposta: La Nautica è un orgoglio italiano. Da grande esperta di cooperative qual è, le fa onore questo omaggio, peraltro doveroso, a uno dei rari settori dell’economia nazionale in grado di produrre reddito, e quindi incremento del Pil, grazie all’ingegno di imprenditori eroici, unici al mondo. Come lei ben sa, tutto il resto è fermo al palo della crescita zero, o se le piace di più, della decrescita felice tanto cara ai suoi partner di governo.
Prendiamo, ovviamente a caso, il completamento della riforma del Codice della Nautica, vittima di un vergognoso e inaccettabile ritardo. Gentile Signora Paola De Micheli, so perfettamente che lei non ha colpe. Ma da Monti a Letta, da Renzi a Gentiloni, dal Conte I al Conte II, mi sembra che un po’ tutti se ne siano infischiati. Lei, però, ha promesso che il miracolo avverrà entro il 31 dicembre. Tutti noi, a cominciare dagli addetti ai lavori, aspettavamo il gradito pacco sotto l’albero. Ma abbiamo trovato l’ennesimo pacco! Mi consenta di stendere un velo pietoso sui burocrati che non trovano mai il tempo di mettere nero su bianco i cosiddetti decreti attuativi. Che cosa ci stanno a fare questi signori lautamente retribuiti dai contribuenti? Facendo nulla, fanno danni incalcolabili.
Mi permetto poi di ricordarle la vergogna delle vergogne (rimando i lettori a Porti turistici/1), vale a dire le esecuzioni di Stato (così le ha definite il presidente di Ucina Confindustria Nautica, Saverio Cecchi) nei confronti dei porti turistici. Nonostante le sentenze dei vari tribunali, dei Tar, delle Corti d’Appello di mezza Italia e, infine, della Corte Costituzionale che ha confermato senza appello l’illegittimità dei canoni reatroattivi, l’Agenzia delle Entrate ha bloccato i conti correnti di due importanti porti romagnoli pretendendo importi milionari non dovuti. E siccome non lo sa nessuno… le ricordo i nomi dei malcapitati: Marina di Rimini e Marina di Cattolica. Non solo: si è passati direttamente alla revoca delle concessioni. Tutto questo significa blocco totale delle attività con le conseguenze che può immaginare. Secondo lei, tutto questo è degno di un Paese civile? Le cito testualmente la dichiarazione del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi: “Questa è a tutti gli effetti una truffa di Stato, abbiamo decine di milioni di investimenti costruiti su un contratto con lo Stato. E lo Stato che fa? Truffa il contraente”.
Le ricordo, per inciso, che si tratta di quello Stato nostalgico del tintinnio di manette per gli evasori ma che, se truffa il cittadino contribuente, non può essere arreStato…
Sto parlando di un comparto, quello della portualità turistica, che rischia il default e la perdita secca di 2.225 posti di lavoro. Quei porti turistici che, secondo l’autorevole Il Fatto Quotidiano, sarebbero il cancro delle nostre coste. Un bel regalo per mafie e privati”.
Al netto delle ilarità quotidiane, lei comprenderà come una situazione estremamente drammatica, come tante altre purtroppo, meriti più attenzione. Lei, Signora Paola De Micheli, spiega correttamente che si tratta di un tema di natura fiscale, quindi di competenza del suo collega e ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Esatto. Allora la prego di tirare la giacchetta a chi di dovere. Nessuno, a nessun livello, faccia il Ponzio Pilato, neppure lei, perché nella scandalosa e intollerabile vicenda è coinvolto anche il suo ministero. Chi sta vivendo sulla propria pelle il dramma delle esecuzioni di Stato, è poco o punto interessato al pateracchio Mes o al fenomeno sardine, argomenti di grande attualità che occupano le prime pagine dei giornaloni. Al contrario si preoccupa, e tanto, del futuro proprio e delle rispettive famiglie. Lei che concepisce “la politica come luogo della risoluzione dei problemi”, batta i pugni sul tavolo per dare alla nautica quel che le spetta di diritto. E, soprattutto, dignità ai suoi operatori. Voi politici urlate spesso ai quattro venti “le sentenze si rispettano”. Bene, ma soltanto quelle che vi fanno comodo, cioè quelle che colpiscono i vostri avversari di turno. Se poi c’è qualche rara sentenza a favore del popolo – ahimè non più sovrano – chissenefrega!
Non volendo tediarla oltre, le auguro felici festività.

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