Perini Navi 4.0 spiegata da Lamberto Tacoli

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  • Perini Navi 4.0: Lamberto Tacoli
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  • Il 47 metri E-volution
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  • Progetto Argonaut, il 93 metri
    Progetto Argonaut, il 93 metri

dall’inviato a Viareggio Antonio Risolo | «Quando uno arriva in Perini deve entrarci con umiltà. Perché Perini è Perini…». Lamberto Tacoli, presidente e ad di Perini Navi, fa un bilancio dei suoi primi due anni alla guida del marchio, icona della vela mondiale.
Presidente, dal famoso anno sabbatico al timone del re dei velieri. Che effetto fa?
«Ho avuto la fortuna di lavorare con Norberto Ferretti, Carlo Moschini, Carlo Riva, Tilli Antonelli, ma con zero esperienza nella vela. Quando sono arrivato qui ho trovato una situazione tipica da… che cosa facciamo? Forse Fabio Perini, il genio di questo marchio, era un po’ stanco, forse impegnato su altre attività. Mi chiamò. Disse che in azienda c’era bisogno di nuove energie, di un aiuto imprenditoriale e manageriale».
L’ennesima sfida dell’ultimo dei mohicani… Possiamo parlare di una Perini Navi 4.0?
«Ricordo con piacere quell’articolo… Certo che sì, lo sto per dire. Tuttavia, convinto che l’azienda dovesse rimanere italiana, non ho avuto dubbi: qui c’è bisogno non solo di Tacoli, ma anche di un partner, di una famiglia con le idee chiare e semplici, in grado di investire, che conoscesse il mondo della nautica. E soprattutto che non avesse fretta perché ci servono dai 3 ai 5 anni per ricreare un percorso che mi piace chiamare Perini Navi 4.0, appunto. Sempre nel massimo rispetto del Dna di un’azienda che ha fatto la storia della grande vela».
La svolta arriva con l’ingresso della famiglia Tabacchi.
«C’erano due nomi, grandi imprenditori ed entrambi italiani. Conoscevo già i Tabacchi, soprattutto Edoardo. Ricordo ancora quel 60 metri che ho costruito per lui quando ero in Crn. Detto questo, Edoardo Tabacchi è entrato in azienda come me in punta di piedi, con un grande rispetto per quei 12-13 manager in Perini da 35 anni. Io ho cercato di lavorare soprattutto su due aspetti: il prodotto e il cliente, secondo il vangelo di Norberto Ferretti e Carlo Riva. Parlo del doppio marchio (Perini e Picchiotti, ndr) e della timidezza di affrontare il mondo del motore. Dopo una lunga riflessione abbiamo deciso per l’unica ragione sociale possibile: Perini Navi».
Arriva Tacoli e tutti pensano che Perini riparta dal motore. È così?
«Già, lo hanno pensato in molti. Invece è stato il contrario. Ho voluto scoprire il mondo altrettanto affascinante della vela. Nasce Perini 42 E-volution a motorizzazione ibrida. La mia sfida. Parola d’ordine: rinnovare la gamma, fino ad arrivare ai giga, il nostro sogno. Vorrei sottolineare che Perini Navi viene ricordata anche per l’88 metri Maltese Falcon. Oggi stiamo lavorando su due progetti di giga a vela molto vicini ai 90 metri. E poi la linea Argonaut a motore, sempre disegnata dal nostro storico pilastro in azienda da sempre, Franco Romani».
Perini, diciamo un marchio ingombrante. Com’è visto oggi dal mercato?
«Stiamo parlando del marchio italiano più conosciuto negli Stati Uniti. Il mercato ci conosce e noi conosciamo il mercato. In breve: lavoriamo sulla gamma, sul mercato e sull’organizzazione. Oggi possiamo contare su una squadra forte, mix di vecchi manager e nuove leve. E su un azionista molto presente, soprattutto, innamorato di Perini. Risultato: in due anni sette navi in costruzione e lettere di intenti importanti».
Un telegramma sul progetto con lo studio Zuccon.
«Ho chiesto al professore di studiare qualcosa di nuovo, di aiutarci a fare meglio quello che stiamo già facendo bene».

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