Il Castellare Rosé? Bollicine con i (S)baffi

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Castellare Rosé. Nella foto Francesco e Lorenzo Sbaffi

(di Viviana Persiani) Digerita… la grande abbuffata, è ora di risalire a bordo. Attraccati in porto, in rada o in crociera, è sempre tempo di bollicine. Ci sono peccati che sarebbe davvero un peccato non commettere… Soprattutto se si tratta di un vino inedito, made in Italy, non ancora sulla cresta dell’onda, ma che possiede tutti i requisiti per diventare un must. Avete mai sentito parlare dello Spumante di Fabriano? Proprio qui, già nel 1600, ben 50 prima del celebre Dom Perignon, Francesco Scacchi parlava di spumante distribuendo consigli sui metodi di spumantizzazione per ottenere vini “mordaci, titillanti e razenti”. Partendo dal testo latino di Scacchi, Francesco Sbaffi (nella foto con il fratello Lorenzo), viticoltore e agronomo fabrianese, ha creato il suo bollicine Castellare, un brand collettivo che coinvolge numerose aziende della zona marchigiana.
Ma come spumantizza Francesco Sbaffi? Trattando gli scritti di Scacchi in modo filologico, l’enologo di Fabriano segue i suggerimenti dell’autore: aggiunge i mosti per fare rifermentare i vecchi vini, già imbottigliati da qualche mese. Niente saccarosio, niente zuccheri aggiunti: solo mosto e tanta passione, quella che identifica una terra ricca e piacevole, come il resto dei suoi prodotti. Dal vitigno autoctono Sangiovese, nasce lo spumante Castellare Rosé, tanto richiesto oggi grazie al suo gusto aromatico, mentre dal vitigno Chardonnay (sempre e rigorosamente del territorio) si ottiene uno spumante classico, dal gusto piacevolmente rotondo.
Quale occasione migliore per pasteggiare con questo spumante, adatto anche per un eccellente aperitivo? Certo, sarebbe il massimo abbinarlo a qualche fetta di 7 lardelli, il salame di Fabriano, opera d’arte da vedere e da gustare, ma anche al Ciaùscolo. Per non dimenticare il pecorino marchigiano – addolcito da meravigliose marmellate – dall’intensità mitigata dalle bollicine del Castellare Rosé. Scacchi è stato promotore del buon bere, per il palato e anche per la salute. Rendiamogli omaggio.

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