Pax nautica? Sì, a colpi di (e)pistole

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  • Pax nautica? Nella foto Lamberto Tacoli e Carla Demaria
    Pax Nautica? Nella foto Lamberto Tacoli e Carla Demaria
  • Il Giornale di Bordo del 5 ottobre 2012
  • La clamorosa protesta al Nautico 2012

(di Antonio Risolo) Ho iniziato a fare questo mestiere non ancora ventenne, un mestiere affascinante e per certi versi anche romantico, purtroppo ridotto a chiacchiere e spetteguless. Colpa di cattivi maestri e professionisti del copia-incolla. Grandi Maestri d’un tempo, invece, oltre al gusto della buona scrittura mi hanno insegnato soprattutto tre regole fondamentali: 1) il dovere-diritto di cronaca significa pubblicare le notizie dopo attente verifiche; 2) il diritto costituzionale di esprimere libere opinioni, separate dai fatti, nel pieno rispetto dei protagonisti; 3) stare alla larga dalle marchette “se vuoi andare in giro a testa alta”. Non ho mai tradito questi insegnamenti. Dopo la breve premessa vengo al dunque, consapevole di giocarmi quasi cinquant’anni di onorata professione. Per dirla tutta, ogni qualvolta pubblico alcune notizie su questo giornale online – onorando sempre il dovere di cronaca – provo un forte imbarazzo. Senza aprire la caccia alle streghe – non mi esercito a scoprire chi siano le vittime e chi i carnefici – mi limito a constatare come il conflitto tra le due associazioni di categoria, Ucina Confindustria Nautica e Nautica Italiana (Fondazione Altagamma), continui come se nulla fosse nonostante lo scambio epistolare che, ahimè, dava evidenti segnali di distensione. Mi sono sbagliato. Purtroppo non è così, in realtà erano segnali di fumo. Dov’è finita l’agognata (a parole) Pax nautica? Gli gli ultimi segnali – leggi la nomina a direttore generale di Nautica Italiana di una figura di alto profilo come Marco Cappeddu (capitan futuro?) – non lasciano sperare in un lieto fine della soap opera. Nel senso che l’associazione guidata da Lamberto Tacoli dispone oggi di un’altra, sofisticata arma da guerra da contrapporre alla corazzata di Carla Demaria.
Cari amici vicini e lontani, stringo: il giochino dei comunicati a orologeria offende l’intelligenza dei giornalisti. Mi spiego: ai saloni nautici internazionali ci vanno le aziende italiane, non i soci divisi e contesi da questa o da quella associazione. Ci va la parte migliore dell’Italia che affascina il mondo. Anche grazie alle vostre fantastiche barche che collezionano prestigiosi riconoscimenti e nomination importanti, fino al Compasso d’Oro e al Leone d’Oro per l’Imprenditoria (Gran Premio Internazionale del Leone d’Oro di Venezia). Invece no! Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane! Sempre attuale quel bischero di Pier Capponi…
Salto a piè pari il capitolo dei cosiddetti tavoli ministeriali. Già il termine aprire un tavolo mi provoca l’orticaria. Evoca la trimurti sindacale che di tavoli inconcludenti ne apre almeno tre o quattro al giorno. E che nel giro di un anno, messi in fila, coprono la distanza che separa Oslo da Sydney. Breve premessa per dire che trovo irritante la consolidata liturgia del ringraziamento. Siamo agli ex voto per grazia ricevuta. No, signore e signori! Quello che state ottenendo, al mio Paese si chiama atto dovuto da parte di ministri, sottosegretari, parlamentari e portaborse che affollano i corridoi di Palazzo. Strapagati per servire il popolo sovrano e fare in modo che le imprese operino al meglio. Vi è chiaro o no che Carlo Calenda ha fatto il Ponzio Pilato affidando incautamente a uno dei suoi boys – impegnato su altri fronti – il tragicomico ruolo di mediatore? Da dimenticare.
E veniamo al nuovo Codice della Nautica. Indubbiamente un successo di Ucina – sportivamente riconosciuto anche da Nautica Italiana – ma governo e Parlamento hanno fatto semplicemente il loro dovere. Con colpevole ritardo. Cari amici, probabilmente avete la memoria corta. Che umilmente mi permetto di rinfrescare: la politica vi sta restituendo le briciole di quanto vi ha tolto vergognosamente in un recente passato adottando misure a dir poco demenziali. Ricordate, ad esempio, gli ammutinati del Nautico 2012? “Noi battiamo bandiera italiana”, c’era scritto sulle vostre candide tshirt. Io c’ero. E se non sbaglio eravate gli stessi di oggi. Siete usciti da soli da quel maledetto tunnel. C’era la Pax nautica: eravate uniti e forti, oggi siete divisi e deboli. Il vostro petto era gonfio di orgoglio sotto gli schiaffi vigliacchi che una congrega abusiva di presunti salvatori della Patria vi rifilava un giorno sì e l’altro pure.
Se invece lo spettacolo che offrite al mondo intero – quello stesso mondo che ammira e compra i vostri straordinari prodotti – è la rappresentazione che vi attizza di più, chiedo scusa e mi ritiro in buon ordine. Posso soltanto dire, con cinica irriverenza, che a me questo spettacolo e questa immagine non piacciono. Come non piacciono a molti tra lettori, appassionati di nautica e addetti ai lavori.
Evito di pubblicare la lettera integrale di un lettore – che tra l’altro è un importante operatore del comparto – inviata a Gentedimare2.0 con questa premessa: “Scrivo a lei perché ha il coraggio di dire quello che tutti pensano… Una cosa è chiara: così non si può andare avanti”.
Caro lettore, tutti tengono famiglia. A me piace stare fuori dal coro. Comunque ringrazio e porto a casa il mio piccolo Award.
Cito solo un passaggio, il più soft ma assolutamente condivisibile: “Così distruggono la grande bellezza, hanno privilegiato egoismi e orticelli vari anziché sfruttare al massimo, uniti, il momento di crescita di tutta la filiera. Mi sembra di assistere allo spettacolo Arlecchino servitore di due padroni, opera magistrale di Carlo Goldoni. Cordiali saluti…”. Buona visione, dunque! Del resto in Italia tutto fa spettacolo: dal teatrino della politica a quello delle banche. Prendo atto, con amarezza, che anche la Nautica non ha saputo resistere a questa affascinante tentazione…
Mi fermo qui perché la lettera è lunga, zeppa di j’accuse affatto leggere, distribuite senza pietà a destra e a manca. In privato, infatti, ho spiegato al lettore che il rischio di querele è molto alto…
Chiudo con un paio di domande alle Signorie Vostre: intendete contendervi ancora a lungo le eccellenze del made in Italy così magnificato nei vostri comunicati stile bolle pontificie? Dobbiamo salutare la nuova era del custom-made-in o tornare tutti quanti al made in Italy di tutti e di nessuno?
Ultima nota a margine: a un inciucio contrabbandato per Pax nautica io preferisco sempre la guerra. Prima o poi qualcuno la vincerà.
Consapevole che da domani dovrò cominciare a fare la conta dei nuovi nemici, concludo la mia indigesta provocazione augurando a tutti voi e alle vostre aziende un felice 2018 ricco di successi.

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2 Responses to Pax nautica? Sì, a colpi di (e)pistole

  1. Claudio Moscino ha detto:

    Gentilissimo Dottor Risolo, complimenti per l’esposizione e per la chiarezza con cui ha espresso concetti che condivido pienamente.

    Scrivo in quanto all’epoca partecipai all’iniziativa di protesta citata nell’articolo.

    In quel momento le premesse (o promesse??) erano di ammutinamento (ero in prima fila con lo striscione alla conferenza di inaugurazione); purtroppo le premesse non hanno avuto seguito con fatti concreti e personalmente ritengo ci abbiano usati (uso il plurale in quanto sono a conoscenza di altri operatori che, come me, hanno partecipato in buona fede).

    Non mi soffermo oltre su questi eventi, in cinque anni sono cambiate molte situazioni e questa dobbiamo considerarla ormai storia vecchia.

    Purtroppo tutt’ora l’intero settore (produttori + indotto) non è adeguatamente rappresentato.
    Sono molto lontani, quindi non conciliabili, gli obiettivi dei produttori rispetto alle esigenze degli altri operatori.

    Numericamente, come ben Lei sa, il settore è composto per la maggior parte da aziende di piccole dimensioni che operano sul mercato interno e che non traggono benefici dalle quote export (quota stimata in circa 80% del volume globale). Alla faccia del principio di Pareto!

    Cordialità.

    • Antonio Risolo ha detto:

      Gentile Claudio,
      innanzitutto grazie. Tuttavia vorrei che anche altri, come lei, leggessero la mia nota come un appassionato appello all’unità e non come un attacco al settore o alle due associazioni.
      Le sue riflessioni mi trovano pienamente d’accordo.
      Un cordiale saluto,
      AR

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