Mattioli & Boccia: via alla Confindustria del Mare

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Confindustria del Mare: Boccia d'accordo con Mattioli

Nasce la Confindustria del Mare? E’ più di un’ipotesi, stando alle autorevoli dichiarazioni dell’ultima ora: “E’ arrivato il momento di dare una voce forte e unitaria alle componenti industriali del nostro mare: armamento, terminal portuali, logistica, navalmeccanica, nautica e pesca. Confitarma, con le altre associazioni confindustriali del settore Assiterminal, Assologistica, Assonave, Ucina e Federpesca, è pronta a costruire il primo nucleo industriale della blue economy di Confindustria, che si candida fin d’ora a essere il punto di riferimento per la futura strategia marittima e logistica al servizio del Paese”.
Così parlò il presidente di Confitarma, Mario Mattioli (nella foto), in occasione dell’assemblea pubblica dell’associazione. Con la benedizione di Vincenzo Boccia, il gran capo della casa madre di Viale dell’Astronomia. Che ha aggiunto: “Siamo d’accordo con Confitarma per dare vita ad una grande Confindustria del Mare e sviluppare al massimo grado la blue economy, in un Paese che è un grande porto naturale, avvantaggiato dalla sua posizione centrale tra Europa e Mediterraneo, aperto a est e a ovest. Un Paese che, per progredire, ha bisogno di infrastrutture, di aprire cantieri e non di chiuderli, di realizzare una grande politica per la crescita”.
Per la cronaca, Mattioli & C, avevano anche auspicato di recente il ripristino del ministero della Marina Mercantile, fatto confluire in quello delle Infrastrutture e Trasporti, affidato negli anni a politici sempre più inadeguati, impegnati soprattutto a coltivare l’orticello dei rispettivi partiti di appartenenza. Fu una decisione discutibile, se non addirittura demenziale, considerata la posizione geografica dell’Italia, la cui economia del mare, nonostante la crisi, vale ancora oltre 40 miliardi di euro.
Nel progetto, quindi, oltre a Confitarma, è impegnata direttamente la stessa Confindustria. Interessante capire come reagirà il variegato mondo della nautica da diporto diviso com’è in due associazioni in perenne conflitto nonostante i frequenti segnali di distensione. Ucina è da sempre l’indiscussa associazione confindustriale, ma decimata dalla scellerata scissione di qualche anno fa con l’esodo dei grandi marchi poi confluiti in Nautica Italiana, a sua volta affiliata ad Altagamma. Quei grandi marchi che in seguito uscirono singolarmente da Confindustria sbattendo la porta per protesta contro il rifiuto della casa madre di aprire le porte a una seconda associazione di categoria ribadendo il ruolo istituzionale di Ucina.
E’ l’inizio della fine di una guerra che ha danneggiato pesantemente l’immagine di tutta la filiera? Sarebbe davvero auspicabile. Al di là dei contendenti, la priorità è il comparto intero che, a fatica, si sta avvicinando agli eccellenti livelli del periodo pre-crisi. Chi vivrà vedrà. In ogni caso, è il caso di dire, ben venga la Confindustria del Mare.

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