Boot: bellezza italiana, efficienza tedesca

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Bellezza Italiana al Boot di Dusseldorf

Il Boot Düsseldorf ha fatto boom. Bellezza italiana ed efficienza tedesca. E’ questa la chiave di lettura del successo di una rassegna, la più grande e importante del Nord Europa, che piace sempre di più agli operatori. Circa 1.700 barche esposte nei 16 padiglioni del Messe, 1.923 espositori provenienti da 68 Paesi, 70 anteprime mondiali tra vela e motore. E record di visitatori. Quel salone che fino a qualche anno fa ospitava la nautica medio-piccola, oggi mette in vetrina superyacht fino a 35 metri. Tutti a terra – con costi di movimentazione elevatissimi – spalmati su una superficie di oltre 220mila metri quadrati. Eppure il 49° Boot ha fatto boom, grazie anche al variegato settore degli sport acquatici: dalle immersioni alla pesca, fino al turismo nautico.
Sono 127 i marchi italiani presenti, con tutti i grandi gruppi in vetrina nel padiglione 6 (nella foto).
“Manca solo il mare, accontentiamoci del Reno…”, ci dice Petros Michelidakis, direttore del Boot Düsseldorf. Che poi parla del Nautico di Genova: “Una location unica al mondo – aggiunge – un polo fieristico di prim’ordine. Ci sono stato di recente. E’ un vero peccato lasciare andare al degrado tutti quei padiglioni chiusi da qualche anno. Fantastico, invece, il Padiglione Blu a diretto contatto con le splendide darsene. Le avessimo qui a Düsseldorf…”.
Capito? Il degrado del polo fieristico più importante del Mediterraneo continua a portare in giro per il mondo l’immagine sbiadita (eufemismo) di Genova. Un degrado decretato da scelte politiche a dir poco scriteriate e da evidenti incapacità gestionali, che si presta alle facili ironie dei maggiori competitor internazionali. Bellezza italiana ed efficienza tedesca, quindi. Ci copiano. Ma non siamo in grado neppure di copiare…
Superfluo ricordare come e perché il nostro Nautico sia sopravvissuto alle vicende di una Spa pubblica allo sfascio. Inutile ricordare come e perché gli organizzatori della rassegna genovese – I Saloni Nautici, società controllata da Ucina ConfindustriaNautica – abbiano impiegato energie e risorse per allestire un salone degno di tale nome. Basti ricordare, su tutte, l’ultima edizione che con le sue diavolerie architettoniche – dal muro rosso alla Piazza del Vento – ha saputo mascherare in parte tutto lo scempio dell’entroterra, a cominciare dal glorioso Palazzetto dello Sport (Padiglione S) oggi più che fatiscente.

AR

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