Ridatemi Giovanni e i pasticcini

Comments (1) Onde anomale

(di Chiara Risolo)

Si sconsiglia vivamente la lettura di questo sciocco raccontino a genitori sprovvisti di ironia (e autoironia).

C’era una volta, e non c’è più, il compleanno del figliolo. La scena, grosso modo, era questa: «Giovanni quanti siete in classe?» «Ventiquattro mamma». «Allora compro 25, 30 pasticcini al massimo, così li porti a scuola».
L’indomani: «Signora maestra (un tempo era signora) scusi se le rubo un minuto. È il compleanno del mio Giovanni, questi sono dei semplici pasticcini. Magari ecco… se in classe durante la ricreazione gli cantaste tanti auguri, lui ne sarebbe davvero felice». «Certo signora Rossi (anche le mamme erano signore), stia tranquilla».
Pf pf… dilettanti, minus habens. Oggi a scuola se non ti presenti per il B-day (si chiama così) con un prodotto confezionato (meglio se biologicio) che indichi perfino i tempi di digestione, la presenza o meno di tracce di che diavolo ne so, la percentuale di grassi saturi, insaturi e bla-bla-bla, rischi un avviso di garanzia. Già, perché uno dei 24 pargoli potrebbe anche morire soffocato da quel maledetto milligrammo di arachide leofilizzata. In realtà, la questione è molto più complessa. Il complean… , ehm il B-day, per essere degno contempla regole precise.
Gli inviti: se tuo figlio quest’anno ha la passione per Minecraft, vuoi non comprargli dei cartoncini personalizzati con le faccine di Creeper, Slime o Scheletro? Sciagurata madre che non sei altra, se non lo fai. Lasciati seppellire a pancia in giù così arrivi prima all’Inferno! Ecco allora ventiquattro scintillanti inviti made in Minecraft da 8 milioni di euro cadauno cui, ça va sans dire, seguono, con scientifica puntualità, i messaggi sulla famosa (o fumosa) chat della scuola: «Ciao a tutte, con piacere (solo suo, ndr) vi ricordo che il 20 ottobre dalle 16.00 festeggiamo John (sono spariti anche i Giovanni) nella sala della Zecca di Stato dismessa (vorrai mica farlo nel garage di casa? Pazza). Perché insomma, mamme, diciamolo: «Anche la location ha il suo perché». Per affittarla, però, chiamate quando John è ancora in fase embrionale, quando forse è Jennifer per capirci, nemmeno il ginecologo lo sa. Sotto data, infatti, rischiate l’overbooking e di conseguenza l’esaurimento nervoso da frustrazione.
La location inoltre deve essere a misura di bambino (se inciampa in qualche dove non previsto da piani regolatori, casca e si sbuccia un ginocchio e, Dio non voglia, l’ortopedico del General Hospital di Boston è fuori sede, scoppia un casino). Ma soprattutto la location deve essere… Deve essere abbastanza grande perché l’animatore (l’a-ni-ma-to-re, oh yes) possa allestire la sua hollywoodiana postazione e intrattenere per la cifretta di 180, 200 euro 24 nanoiene. Nascondino e due calci a un pallone sono roba da dopoguerra. Ma che dopoguerra? Assiro-babilonese. Il caro (in tutti i sensi) istrione – che figurati se non ha studiato alla David Copperfield school- per 120 minuti farà cose sensazionali e voi nel tragitto verso casa, sfatti e mani appese al volante, potrete ripetervi con picchi di felicità: «Mi è costato quanto la prima rata dell’Imu, ma ne è valsa la pena».
Due parole sul buffet. Quanto erano buoni i panini al latte farciti di economiche fette di salame Milano, alcune miseramente divise in due se la proporzione pane-salame non era stata studiata a tavolino da economisti con le palle? Oggi ai B-day si distribuiscono macarons, marshmallow, mini sandwich di design, qualunque cosa purché finisca con una consonante e abbia un suono chic (altrimenti sapete già come seppellirvi).
La torta. Dio vi punisca in caso contrario: deve essere guarnita almeno con il faccione glitterato di Justin Bieber o di CR7. Giammai un banale “Auguri Giovanni” scritto comme si comme ça dal vecchio e canuto pasticcere sotto casa. Se ti chiami John, anche la torta deve essere international.
Apro qui una parentesi sulle torte. Chiedo un minuto di raccoglimento per le solerti madri che hanno trovato la luce nella pasta di zucchero. Ci sono quelle capaci di riprodurre per un sorriso del pargolo perfino le ragnatele di Spiderman. Abilità che procura in soggetti labili (come me) fortissimi sensi di colpa.
Un pensiero agli adulti astanti. Solitamente si formano fazioni dai tratti precisi. Transumanze naturali. Da un parte si radunano quelle che ai compleanni ci stanno come il cacio sui maccheroni: ignare dei figli che se le stanno dando di santa ragione da 40 minuti, continuano a parlare del matrimonio di Chiara Ferragni o del nuovo Quasar che non lascia aloni. Accennano giusto un distratto «Basta Steven», mentre Steven ovviamente ha già sfigurato con la forchetta in titanio di Minecraft il povero Kevin. A un dipresso dall’uscio, le peccatrici: fingono impegnative e lunghe telefonate con il commercialista, ma in realtà escono soltanto per fumare. Poi ci sono loro, le senza pace. Vanno e vengono. Ri-vanno e ri-vengono. Sono annoiate, profondamente annoiate, seguono con trepidazione l’andamento del B-day cercando di intercettare il momento dell’arrivo della torta (si sa che da lì a poco tutti a casa). Ma in questa interminabile attesa accade sistematicamente il fattaccio: il di lei sadico figlio che per la tenera età e il fisichino rock’n roll potrebbe mangiarsi questo e quell’altro mondo, in corsa (macchiandole la camicia appena ritirata della lavanderia) le molla in mano il sandiwch: «Mamma non mi va più». Meglio una cartella di Equitalia. È l’inizio di un calvario. La povera madre che ha saltato il pranzo per infilare tutti gli impegni della giornata, vorrebbe farne un sol boccone. Ma non può. Ha appena iniziato la dieta, nonché strisciato 300 euro di carta di credito per un abbonamento di massaggi linfodrenanti da Genny l’estetista. Però accidenti, le spiace anche buttarlo. E poi non si fa per Diana, è scortese nei confronti della madre del festeggiato. Così, a due passi dall’enorme sacco nero, issato come si conviene, ne addenta un pezzettino-ino-ino-ino, e poi svelta getta il rimasuglio, facendo attenzione che nessuno la colga in flagrante in questa performance bulimica.
Per i pochi padri che si prestano ai B-day l’incubo si chiama brindisi (di solito costoro approfittano di queste due ore di nulla per studiare, appartati in un angolo, i mirabolanti poteri del loro nuovo, e indispensabile, iPhone SXYZ 1000 milioni di milardi plus). Con fare interrogativo iniziano anzitempo a contorcere il collo per individuare già da lontano che spumante il brillante papà del festeggiato abbia tra le mani, certi del fatto che sarà caldo e farà di molto schifo. Ma tant’è. Altro momento topico: la consegna dei regali. Solitamente il piccolo scarta con la delicatezza di una iena sulla carcassa di una gazzella, ma sono ragazzi. E poi… poi era proprio quello che voleva! Ai B-day accadono magie straordinarie. La verità è che con la signora maestra, la signora Rossi, Giovanni e i pasticcini è sparito anche il gusto per la sorpresa. Prima del compleanno si fanno indagini dettagliate alla CSI: «Che cosa può piacere al pargolo, che cosa serve al pargolo? Che passioni ha il pargolo? Soprattutto, cosa può alimentare l’autostima del pargolo?». Questa fase delicata chiama a rapporto due tipologie di madri, entrambe potentissime: la più tecnologica, quella che compra tutto su Amazon. Soltanto lei detiene la chiave per la felicità del pargolo. Un clic ed è fatta! Speriamo solo che il regalo arrivi in tempo. Ne consegue l’angosciante controllo fantozziano della TRACCIABILITÀ DEL PACCO.  Poi c’è la ragioniera, quella che raccoglie la tangente nel piazzale della scuola. Dal suo tasso di discrezione dipende la tua fama: se per una volta non adagi i 5 euro, tu, sì proprio tu bella, sarai una cattiva pagatrice. Quella da tenere a debita distanza per via del peccaminoso insoluto. Non fosse mai che ti sei soltanto dimenticata, per dire.
E sì, c’era una volta il compleanno. E non c’è più. Quello per cui se avanzavano 4 pasticcini in classe, la signora maestra li restituiva ben incartati a Giovanni. Giovanni li portava a casa e la mamma di Giovanni, la signora Rossi, diceva a Giovanni: «Offrili alla signora Maria del terzo piano che è sempre così carina con noi». Buon B-day a tutti.

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One Response to Ridatemi Giovanni e i pasticcini

  1. Antonella ha detto:

    Grande!!

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