A bordo stappa uno Sfursat delle Cantine Nera

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  • Cantine Nera, l'ingresso dell'azienda di Chiuro
    Cantine Nera, l'ingresso dell'azienda di Chiuro
  • Pietro Nera
    Pietro Nera
  • Un particolare delle cantine
    Un particolare delle cantine

(di Viviana Persiani) Un buon bicchiere di vino è il giusto suggello di un ottimo pasto. Anche se vi trovate nella dining room di un superyacht. E soprattutto se in tavola servite un prodotto italiano, magari nato da una variegata varietà di vitigni che altri Paesi ci invidiano. Prendiamo, ad esempio, il Nebbiolo, il vitigno che ha reso celebre la Valtellina. Siete mai stati a Chiuro, in provincia di Sondrio, a degustare le eccellenze enologiche delle Cantine Nera? Da oltre 70 anni, i vigneti della Casa Vinicola Pietro Nera, messi a dimora a terrazze e in posizione a dir poco strategica grazie all’eccellente esposizione al sole, producono uve eccellenti; a volte, come quest’anno, addirittura eccezionali. Provare per credere. Basta fare un giro nella cantina, aperta tutti i giorni, per scoprire i segreti, ma anche le tecniche utilizzate per ricavare dalle uve quei vini di pregio.
Si parte con la diraspatura, per proseguire con la pigiatura, la fermentazione e l’affinamento del vino ottenuto in vasche di cemento e acciaio, ma anche nelle romantiche e profumate botti in rovere, barriques e tonneaux. Dalla cantina si possono scoprire le varie fasi della produzione della famiglia Nera che, con grande passione e immenso amore per il territorio natio, investe lavoro e competenze contribuendo a rendere la Valtellina terra di eccellenze.
Ma quali sono questi figli del Nebbiolo, detto Chiavennasca, per distinguerlo da quello piemontese? L’elenco è lungo: Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, senza trascurare lo Sforzato, considerato dagli amanti del vino, ma non solo, come il più nobile tra i vini valtellinesi (non dovrebbe mai mancare in cambusa…). Non a caso è il primo vino passito rosso secco italiano ad aver ottenuto, nel lontano 2003, la Docg. Lo Sforzato – Sfursat per i valtellinesi – è un’opera d’arte, visto che le sue uve vengono selezionate attentamente e lasciate appassire per tre mesi: in questo modo la sua gradazione alcolica risulta superiore al 14,5%, ma la sua acidità diminuisce lasciando il posto ad aromi molto particolari. Non dimentichiamo gli Igt, il Terrazze Retiche Bianco e Rosso, perché anche questi vini meritano una degna degustazione, magari abbinati a un piatto di pasta, ma anche di pesce. E, a proposito di cibo, avete mai abbinato a un risotto,un Sassella Nera? Non avete idea di cosa sia l’Inferno con una degustazione di formaggi. Sarà, ma il Nebbiolo è un padre davvero generoso. Come la famiglia Nera che dedica anima e corpo a quella che viene definita la viticoltura eroica.

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