Nada Serafini: “Una volta un signore mi predisse che…”

Comments (0) Interviste, Personaggi, Storie Sottocoperta

Nada Serafaini

(di Chiara RisoloPiantata a terra come un Tank Merkava di ultima generazione, con prestazioni da Formula Uno. È Nada Serafini. O meglio, “la Nada”, dove quel “la” sgrammatico, ma così intimo e genuino, anticipa, sintetizza e sigla l’impossibilità che al mondo ci sia un’altra come lei. Lo stampo è stato fatto a Pesaro il 26 settembre di un anno che il Galateo suggerisce di non precisare, e poi via, buttato.
Studi linguistici (parla inglese, francese, tedesco e un discreto spagnolo autodidatta), una passione sfre-na-ta per la danza moderna e la musica, Nada è una di quelle persone che i migliori capitani di industria vorrebbero accanto a sé.
È Head of Sales & Marketing di Pershing (Ferretti Group): una poltrona con un gran bel perché, sudata, e meritata, grazie a una militanza nel Cantiere iniziata quando era ancora giovanissima. Per amor di cronaca, iniziata per caso. “Andavo a ritirare il diploma di informatica perché dopo il liceo avevo fatto un corso all’Istituto Olivetti di Fano. Decisi di passare per la zona industriale e iniziai a suonare campanelli in cerca di un’occupazione poiché mio padre aveva appena perso il lavoro che sosteneva tutta la famiglia”, racconta. “Alcuni nemmeno aprirono. Altri, più cordiali, se la cavarono con l’inequivocabile non-abbiamo-bisogno. A un certo punto bussai al Cantiere Navale Bellocchi, una signora mi disse che se mi fossi recata ai Cantieri Navali dell’Adriatico di Castelvecchio (l’attuale Pershing), avrei avuto una possibilità, perché cercavano qualcuno”. 
Neanche a dirlo, Nada girò la macchina (del padre), in direzione “destino”. Senza sapere, peraltro, che cosa fosse una barca. Era comunque in ottima compagnia: portava con sé volontà da vendere e spiccato senso pratico per la vita.
Fu accolta da un collega che con un “vieni, vieni” ammorbidito da un cortese gesto della mano, la mise subito alla prova. Sembrava quasi che la stesse aspettando. “Il primo giorno risposi a cinque linee di telefono contemporaneamente. I soci fondatori erano Fausto FilippettiTilli Antonelli e Giuliano Onori. Avevo il divieto assoluto di dire che erano in sede. Dovevo soltanto annotare nomi e messaggi. Fui convocata il giorno dopo per una seconda prova, questa volta di ben 8 ore. Volevano capire esattamente che cosa sapessi fare. Niente direi! Non sapevo dattilografare, stenografare… nulla di tutto ciò che mi venisse richiesto. Al punto che furono proprio loro a chiedermi quali fossero le mie competenze”. “Allora signorina, ma lei che cosa sa fare?”. “Conosco le lingue”. “Bene, andrebbe alle fiere?”. “Dipende, quante sono?”. “Un paio all’anno circa”. “Accetto”.
Nada accettò, eccome. In 26 anni le fiere sono diventate anche due al mese da un capo all’altro del mondo. A voler essere precisi, la sua esperienza professionale iniziò con la richiesta di un giorno di permesso. “Dovevo andare da un signore tanto gentile, proprietario di un albergo a Marotta per comunicargli che il giorno dopo, un sabato di fine maggio 1991, non avrei potuto iniziare, contrariamente alle promesse, il lavoro stagionale da lui come receptionist e interprete”.
Viene quasi da sorridere. Nada volle andare di persona, ignara (forse) che non fosse esattamente opportuno chiedere un permesso il secondo giorno di lavoro, ma la sua onestà intellettuale glielo impose. Si presentò anche con la soluzione: propose all’albergatore di dare il lavoro a una sua amica.
 Albergatore che, oltretutto, le predisse, commosso, un futuro professionale in un’azienda che a suo dire sarebbe diventata straordinaria.
A “la Nada” si dà retta, di lei ci si fida. Scatta una sorta di empatia che poi trova le sue ragioni in fatti concreti, giorno dopo giorno. Questo non significa che la sua carriera sia stata una passeggiata sul lungomare, ma caparbietà, onestà e tenacia nello studio l’hanno sicuramente premiata.”Per tutti gli anni Novanta ho fatto la mia bella fatica, soprattutto in quanto donna. Quando mi presentavo da un cliente notavo una certa diffidenza. Alcuni, ancora prima che io aprissi bocca, mi facevano domande trabocchetto… lo chiamavo test di ingresso. Mi veniva chiesto se sapevo cosa fosse un motore e di che potenza fosse su una certa barca. Conoscendo la risposta, allora, soltanto allora, guadagnavo rispetto”, racconta. “Oggi non è più così, una donna che si occupa di nautica non è più un fatto esotico”, prosegue.
I primi tempi portava a casa con sé tutti i fax che arrivavano in azienda nelle diverse lingue per capire come si dicessero i termini tecnici in inglese, tedesco, francese, spagnolo… Tanto studio, tenacia a secchiate e naturalmente il privilegio di avere maestri, tra gli altri, del calibro di Antonelli e Filippetti, fino al più recente management. “Mi hanno insegnato tutto. Mi hanno trasmesso la passione. Mi hanno fatto vedere il mondo. Quando ancora oggi incontro Tilli, ridendo gli dico che questo mostro, che sarei io, lo ha creato lui”.
Ci ha messo anche del suo Nada. Non comune, per esempio, è la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti
: “In 26 anni ho visto tanti managment, cambi di gestione, direttori commerciali, così tanti mondi, scenari economici e finanziari diversi. Mi sono sintonizzata via via su frequenze nuove, senza mai dimenticare i miei principi morali, la mia onestà, la mia lealtà. Se ancora oggi sono nel Gruppo Ferretti è perché nella nostra realtà non c’è davvero modo di annoiarsi. C’è tantissimo lavoro da fare. Pershing, per esempio, ha una capacità di espansione nel Far East enorme, non quantificabile. Abbiamo iniziato a lavorare con l’Africa, dobbiamo far ripartire l’America Latina. Insomma c’è ancora un mondo da esplorare”. Un anno fa le è stata affidata anche Itama, marchio a cui riconosce grande valore e con il quale, dice “si possono aprire molti orizzonti”.
È un fiume in piena Nada, una donna che con la maturità ha imparato a non arrabbiarsi più: “A vent’anni mi arrabbiavo per tutto. Non riesco nemmeno a pensarmi quando avevo quell’età. Ora non è più così. Mi incupisco soltanto se vedo che si sprecano energie per remare contro un obiettivo, quando il fattore comune dovrebbe essere quello di trovare la soluzione, perché io mi appassiono, ci metto tutta me stessa. Detto ciò, non porto rancore, dopo aver comunicato quello che penso senza particolari filtri, si guarda avanti“.
Profondamente dedita agli armatori, dichiara che se il cliente è davvero interessato al prodotto, si può fallire solo e soltanto se non c’è un punto di incontro sul prezzo della barca, non certo perché i desideri non vengano ascoltati: viene fatto tutto il possibile per soddisfarli. “Ascolto
 i bisogni del cliente Pershing e faccio di tutto perché le sue aspettative non siano mai disattese. La vendita arida e fredda della barca non mi interessa. Le competenze maturate negli anni e la capacità di ascolto, per cui devo ringraziare Stefano de Vivo (direttore commerciale del Gruppo Ferretti), sono portatrici sane di successo”.
Armi fondamentali in un panorama come quello della Nautica che ha vissuto una sorta di Prima e Seconda Repubblica, dove lo spartiacque è stato senza dubbio la crisi economica. 
Una crisi che per Nada, per quanto dolorosa, ha portato anche del bene: “In qualche modo ha sanificato il settore”, ammette.
“Tra il 2004 e il 2008 per me c’era la nautica fantascienza. Si lavorava in un clima di iper eccitazione. I clienti litigavano tra loro per un giorno in più o in meno di consegna della barca. Il sistema dei leasing italiani permetteva, a chi poteva comprarsi un 50 piedi, di acquistare anche un 80’. Con il crollo di 
Lehman Brothers è cambiato tutto. È crollato questo sistema. E qual è stata la prima cosa che hanno fatto gli armatori? Ci hanno restituito la barca. Questi signori hanno visto andare in crisi le loro aziende, hanno dovuto pensare prima di tutto a salvarsi o riorganizzarsi. Era perfino moralmente sconsigliabile mostrare di possedere una barca. Quindi si è ridimensionato tutto. Questa è l’era delle vendite BtoC, all’armatore finale, vero appassionato, e molto meno BtoB. La nautica è diventata più sana e sempre meno status symbol. Chi compra la barca oggi è perché la ama davvero e se la può permettere. Il 90% dei nostri armatori acquista con le proprie risorse.  Sono aumentati i contratti con pagamenti cash, direttamente dai clienti. È tutto più vero. Un tempo c’erano cantieri che avevano un portafoglio ordini ricchissimo, ma era tutto in mano ai dealer. Oggi il nostro portafoglio ordini al 98% è retail, vuol dire che c’è il cliente finale. Sono soddisfazioni”. 
Nada ne ha avute molte in 26 anni. Ne ricorda una con particolare emozione. “Lo scorso anno, al Marina dei Cesari di Fano, ho consegnato un Pershing all’ingegner Piero Ferrari (oggi azionista del Gruppo Ferretti). Una domenica mi ha invitata a bordo, soltanto io, lui e il suo equipaggio. Lo chef ha cucinato per noi e ci siamo anche guardati un Gp di Formula Uno. Mi ha spiegato tutti i dettagli delle corse. Mi sono sentita una privilegiata”.
Una grande emozione che Nada porterà sempre con sé. Come quella di aver conosciuto di persona un altro gigante, l’ingegner
 Carlo Riva, scomparso il 10 aprile scorso a Sarnico. Ci tiene a ricordarlo con queste parole: “Grazie Ingegner Riva per la Sua passione, la forza, la tenacia e la saggezza, ma soprattutto grazie per averci insegnato quella schietta umiltà. Lei diceva: Guardi il cielo pieno di stelle e ti senti un miliardario . Grazie, è stato un onore averLa conosciuta”.
Nada conosce bene il significato della parola umiltà. Conscia di lavorare in un mondo non proprio “alla portata di tutti”, ha i piedi ben piantati a terra. Il vero lusso per lei è avere del tempo libero, per sé, suo figlio e i suoi amici. Il lusso è libertà di poter scegliere, il lusso è poter aiutare, senza sbandierarlo, chi è meno fortunato. E brava “la Nada”. Avanti tutta!

Read english article https://www.gentedimareonline.it/2017/primo-piano/nada-serafini-gentleman-once-foretold-me-that/

 

Riproduzione riservata © Copyright Gentedimare2.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *