Nuovo Codice, non si vive di Soli… Ius

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Nuovo Codice Nautico. Nella foto Marco Bucci, Giovanni Toti, Carla Demaria e Graziano Delrio

Nuovo Codice della Nautica: meno 26 giorni alla scadenza dei termini della legge delega a partire da oggi 10 ottobre 2017. Se qualche comanche notasse segnali di fumo uscire da Palazzo, ce lo faccia sapere alla sua maniera.
Audizioni, correzioni, revisioni, ripensamenti. Metti e togli, taglia e cuci sul quel povero testo che soltanto nello scorso gennaio sembrava essere perfetto. O quasi. Poi la doccia fredda: a pochi giorni dall’apertura del Nautico di Genova ci si accorge che il testo licenziato dal Consiglio dei ministri in realtà è una copia riveduta e corretta. E mutilata. Non va. Originale stravolto. E furbetti smascherati. Mancano punti essenziali, vitali per il settore del diporto e della sua filiera. Ancora qualche giorno ed ecco che a Genova arrivano ministri, viceministri, politici. La passerella del Salone non si nega a nessuno, neppure a Salvini. Intanto Graziano Delrio promette solennemente: “Il testo del nuovo Codice sarà integrato così come ha chiesto Ucina”. Promette anche i quattrini (leggi contributo governativo alla rassegna). Ma sulla via del ritorno (Genova-Roma) accade qualcosa di straordinario. Il Nostro viene folgorato dallo Ius Soli. L’inconveniente si era già verificato qualche millennio prima, ma sulla via per Damasco. Dunque, che fare? Graziano decide per lo sciopero della fame. Grande rispetto nei confronti di chi sceglie di digiunare per una qualsiasi causa, giusta o sbagliata che sia. Ricordo i lunghi digiuni di Marco Pannella, che pure non è morto di stenti pace all’anima sua, ma di vecchiaia. Però Delrio ha un fisico più esile di quello che aveva il Marco nazionale, quindi di costituzione… più debole. E questo può diventare un problema serio. Per la sua salute. E ancora: Marco Pannella era un geniale battitore libero, Graziano Delrio è un ministro della Repubblica Italiana. Libero, certo, di fare gesti eclatanti. Dimettendosi, però, dall’alta carica istituzionale che ricopre. Contro chi protesta? Contro il governo di cui fa parte? Contro il Pd di cui è esponente di spicco? Contro il Parlamento di cui è membro? Difficile ipotizzare oggi il lieto fine di una vicenda complessa che, comunque la si veda, è ad altissimo rischio per una nazione che già conta più imam che sindaci.
Intanto, alla luce dei numerosi pellegrinaggi romani della delegazione di Ucina Confindustria Nautica, e recentemente anche di Nautica Italiana, sul nuovo Codice Nautico vedo solo messaggi in codice. Mi spiego: nella migliore delle ipotesi, il testo finale sarà frutto del solito compromesso, vale a dire della pessima soluzione che non soddisfa nessuno ma che si accetta tanto per non tornare a casa a mani vuote; nella peggiore il rinvio alla prossima legislatura, soprattutto per quanto riguarda il Registro Telematico delle imbarcazioni. Non fidandomi a prescindere di una classe politica sempre più lontana dalla realtà-Paese, non escluderei perfino il ricatto, arma d’ordinanza del Potere: state buoni, altrimenti quel cattivone del ministro Carlo Calenda potrebbe chiudere i rubinetti… Che comunque non ha ancora aperto.
Se non sbaglio, una delle prime direttive dell’Unione Europea, quella che avrebbe dovuto armonizzare le regole del diporto a livello comunitario, risale addirittura al 2003, fatte salve le successive modifiche. Fino all’ultima, quella del settembre 2016. Bene. È noto come l’Italia recepisca le direttive Ue che riguardino esclusivamente parametri finanziari, fiscal compact e mani sempre più lunghe nelle tasche dei contribuenti. Chiedetelo pure al signor Pier Carlo Padoan. Vi risponderà che dopo aver salvato faccia e chiappe dalle bacchettate dei parrucconi di Bruxelles agli ordini del santo bevitore lussemburghese, lui di notte dorme sereno. Lui, il signor ministro dell’Economia e delle Finanze, il Re di denari, dovrebbe ricordare che ci sono parametri e parametri. Alcuni gli sfuggono.

AR

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