Nautica: tacciono le armi, parla Tacoli

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  • Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana e numero uno di Perini Navi
    Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana e numero uno di Perini Navi
  • Seven di Perini Navi
    Seven di Perini Navi

(di Antonio Risolo) Un Lamberto Tacoli meno confidenziale del solito. Più istituzionale, per dire. Così impone il nuovo cliché di presidente e amministratore delegato di Perini Navi, ma anche di leader di Nautica Italiana. Un Tacoli addirittura in versione pasquale… quando porge l’ulivo e parla di un tacito armistizio con l’associazione “rivale”: Ucina Confindustria Nautica. Evidentemente la ripresa del settore mette tutti d’accordo. Business is business. E tacciono le armi sulle opposte barricate. Insomma, un Tacoli a tutto campo ma senza più sassolini nelle scarpe. In piena libertà diciamo. O quasi.

Presidente, c’è aria di ripresa anche se gli anni del boom sono sempre un ricordo. 
“È indubbio che da tre anni a questa parte la lancetta del barometro va sempre più verso il sereno. Ma ancora più importante è il risveglio del mercato italiano. Sono sempre stato un tifoso dell’Italia e dell’Europa mediterranea. Del resto la cultura nautica di quest’area è paragonabile soltanto a quella degli Stati Uniti, fatte salve le dovute proporzioni. Una ripresa che non è legata esclusivamente alla produzione, ma che riguarda anche i servizi e, soprattutto, la portualità. Oggi vedo le nostre coste strapiene di barche come mai in passato”.

A proposito di portualità. Saltando piè pari la vile aggressione all’intero settore perpetrata dal famigerato governo Monti, vogliamo parlare della grande fuga di ritorno dalla Costa Azzurra?
“Le politiche sbagliate si pagano. Spesso duramente. Se sbaglia l’Italia pagano gli italiani. In questo momento pagano i francesi. Senza dubbio la fuga degli yacht dalla Costa Azzurra non era prevedibile. Ha sbagliato Hollande, e da quelle parti sperano che Macron vi ponga rimedio. Sicuramente l’Italia ha beneficiato di due fattori: le scelte non proprio azzeccate dei vicini di casa e la fortuna di non essere stata coinvolta da attacchi terroristici. Abbiamo visto tutti che cosa è successo altrove. Le mete turistiche italiane sono state sempre le più ambite del mondo – per il momento anche le più sicure – e la ripresa in atto le sta rivalutando ancora di più. Basti pensare che il 75% del traffico mondiale tra super e megayacht passa per il Mediterraneo”.

Il 31 agosto si chiude l’anno nautico 2016-2017 e va a incominciare un nuovo esercizio. Con quali prospettive?
“Lo considero un anno decisamente positivo. Sono cresciuti sia il segmento dei natanti sia quello della gommonautica. Mi piace ricordare con orgoglio che nella produzione di battelli pneumatici abbiamo fatto passi da gigante e abbiamo conquistato la leadership mondiale. Torna a crescere anche il mercato delle imbarcazioni medie, ma il nostro cavallo di battaglia resta la fascia di imbarcazioni oltre i 24 metri, segmento in cui non abbiamo rivali. Da anni infatti, e non a caso, nei primi tre posti della classifica mondiale dei costruttori ci sono tre prestigiosi marchi italiani: Azimut-Benetti, Ferretti e Sanlorenzo. Di questa industria dobbiamo vantarci. Nonostante le traversie economiche, finanziarie, politiche e aggressioni varie, il settore continua a rimanere una delle eccellenze italiane. La nautica è un mestiere nobile fin dalle Repubbliche Marinare e dobbiamo esserne fieri. Giusto parlare di moda, food e altro. Però sarebbe bene parlare un po’ di più di barche, un settore che esporta il 90% della sua produzione. Scusate se è poco”.

Presidente, dopo il Versilia Yachting Rendez-vous, Fiera Milano ha fiutato l’affare. E pensa a un Salone nautico milanese. O qualcosa di simile…
“Quando due anni fa cominciammo a parlare con Fiera Milano, loro pensavano già a un evento nautico nel polo espositivo di Milano-Rho. Una Fiera del Mare, per capirci meglio, visto che a Milano è difficile allestire una vera e propria rassegna nautica con tanto di imbarcazioni in acqua. Insomma, un evento che fosse più vicino al mare: sport acquatici, accessori, barche fino a 10-12 metri. Milano vanta strutture uniche nel panorama fieristico europeo e quindi un’eventuale esposizione di questa taglia non mi meraviglia né mi stupisce”.

Nautico di Genova, Versilia Yachting Rendez-vous, una terza rassegna a Milano, i Saloni del Sud Italia… Ci sembrano un po’ troppi, le pare?
“Assolutamente no. E lo dico con convinzione. A patto che le rassegne siano sinergiche. In particolare Genova e Viareggio, a mio avviso, sono complementari. Mettiamola così: Genova una grande Cannes, Viareggio una piccola Montecarlo… Nautica Italiana e suoi associati non sono contro il Nautico, dove tutti noi siamo cresciuti. Anzi, tutti liberissimi di parteciparvi. Mi fa molto piacere, infatti, che quest’anno a Genova siano presenti alcuni dei nostri marchi come Azimut, Baglietto, Aprea e forse anche altri. Io sono uomo di Nautica, prima di essere un uomo di Nautica Italiana. Se in Italia potessero convivere tre eventi in un arco temporale diverso, comunque segmentati per tipologia di prodotti, direi ben venga anche una Fiera del Mare a Milano. Vorrei ricordare che la Francia fa convivere con successo Cannes, Montecarlo, Parigi e La Rochelle. Non capisco perché l’Italia, che è decisamente almeno dieci volte più importante della Francia in termini di produzione, non debba avere due o tre Saloni”.

Ripassiamo per un attimo da Genova. Il ritorno dei grandi marchi è un segnale distensivo o soltanto una tregua armata?
“Direi decisamente distensivo. Come avrà notato, negli ultimi mesi non ci sono state polemiche, sta prevalendo il buon senso. Sono convinto sia stato molto importante l’intervento del governo. Io spero che tutte le aziende tornino a Genova perché significa che c’è più mercato. Che, in assoluto, è molto più importante delle scaramucce associative. Con l’auspicio che si arrivi alla distensione completa”.

Quest’anno il Nautico di Genova è dedicato a Carlo Riva.
“Apprezzo molto il gesto degli organizzatori del Salone di Genova. Ho avuto la fortuna di conoscere bene l’Ingegnere e la sua famiglia durante i miei lunghi anni nel Gruppo Ferretti. Riva per tutti noi è un simbolo, il Maestro, il mito. Se ci sono prodotti che rimarranno unici e inimitabili penso soltanto ai motoscafi Riva. Lui era un uomo super partes, un uomo che univa tutti. Versilia Yachting Rendez-vous gli ha dedicato un Premio che mi auguro diventi sempre più importante e sempre più internazionale”.

Dopo la separazione più o meno consensuale dal Gruppo Ferretti, e il successivo anno sabbatico, si ritrova al timone di una “barca” impegnativa da governare… nella doppia veste di presidente e amministratore delegato.
“Dopo 21 anni trascorsi nel Gruppo Ferretti, ricoprendo più o meno tutti i ruoli (fino al vertice di Crn, ndr) per me era importante aspettare il momento giusto per rimettermi in gioco con gli stessi stimoli di tanti anni fa. Alla scuola di Norberto Ferretti ho imparato molto, direi tutto. Ma… panta rei! Tutto scorre… Tutto scivola… Mi considero fortunato, felice di rendermi utile alla causa di un marchio che in un certo senso somiglia a Riva. E, soprattutto, sono felice di lavorare in un’azienda creata da un altro genio della nautica internazionale, Fabio Perini. Un uomo alla Carlo Riva, per spiegarmi meglio. Senza dimenticare la grande tradizione industriale rappresentata dalla famiglia Tabacchi (che attraverso Fenix Srl detiene il 49.99% del capitale sociale di Perini Navi, ndr). Che dire? C’è da lavorare! Ma questo non mi preoccupa. Anzi, è un grande stimolo. Era il massimo che potessi desiderare: azienda italiana, azionisti italiani, barche italiane”.
Con un presidente nonché amministratore delegato italiano… Lamberto Tacoli, appunto.
“Già. Oltretutto, grazie a Picchiotti, altro prestigioso brand italiano, oggi parte di Perini Navi, torno anche nel mondo in cui sono cresciuto, quello dei motoryacht, anche se devo ammettere che in questi primi mesi in Perini il settore della vela mi affascina sempre di più. Sabato scorso (5 agosto) ho provato una grande emozione durante il varo spettacolare di Seven, un veliero di 60 metri destinato a un armatore europeo, una barca che stupirà. Per quanto riguarda Perini Navi, abbiamo alcune novità. Che però preferisco svelare a Montecarlo. Posso dire che sono in corso trattative e progetti importanti, ma non è mia abitudine parlarne prima che siano ben definiti”.

Negli ultimi tempi il governo è stato più attento al settore rispetto al passato. È migliorato decisamente il rapporto nautica-istituzioni. Che cosa servirebbe al comparto per farlo decollare definitivamente?
“Per una volta, se posso, vorrei spezzare una lancia a favore del governo. A mio parere, in questo momento, è la Nautica che dovrebbe fare autocritica. Nell’ultimo anno ho visto un governo disponibile, e spero lo sia ancora di più in futuro. Scontato ricordare quanto sia importante il sostegno finanziario pubblico a favore del settore. E poi, finalmente, non si parla più di barche degli evasori. Rappresentiamo un’industria che dà lavoro a molte persone dirette e a tantissime indirette. Allora presentiamoci compatti alla politica dicendo semplicemente: dopo un periodo di riflessione, abbiamo fatto le nostre scelte, qualcosa di giusto e forse anche qualcosa di sbagliato, adesso il settore ha bisogno di essere promosso e sostenuto in un certo modo, ecco il nostro programma. Sono sicuro che il governo ci seguirà”.
Finisce qui la chiacchierata con Lamberto Tacoli, L’ultimo dei Mohicani, come lo definimmo qualche tempo fa. Un Tacoli in doppio petto istituzionale sì, ma a tutto campo. Quello stesso Tacoli, bolognese doc ed eterno ragazzo, svezzato a barche e nutella da Norberto Ferretti. Un altro peccato originale dopo quello di Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre?

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