Dedicato a Carlo Riva. Ma i Riva restano a Sarnico

Comments (0) Diario di Bordo, Primo piano, Salone Nautico di Genova

Dedicato a Carlo Riva. Il manifesto del 57° Salone nautico di Genova

Dedicato a Carlo Riva: lettera aperta ad Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti Group

Caro avvocato,
perdoni la breve riflessione di un vecchio scriba che frequenta i saloni nautici da oltre quarant’anni. Domani, 21 settembre, varcherò per l’ennesima volta i cancelli di piazzale Kennedy. Per lavoro, per diletto, per passione. Con un pizzico di nostalgia, ricordo gli imponenti stand del Gruppo Ferretti affacciati sul mare, la flotta schierata: Crn, Custom Line, Apreamare, Bertram, Mochi Craft, Itama, Ferretti Yachts, Pershing. E Riva! A seconda degli anni, contavo fino a trenta yacht, uno più bello dell’altro. “Acqua passata”, dirà lei in seguito. Cambia tutto e in fretta, lo so. Cambiano gli uomini, strategie e priorità aziendali. Il mondo cambia e ci cambia. Ma i sentimenti restano. Quelli veri, intendo.
Leggo sul manifesto ufficiale: 57° Salone Nautico dedicato a Carlo Riva. Il ricordo del “più grande di tutti” – come lei giustamente lo ha definito – è ancora vivo. Il vuoto lasciato dall’Ingegnere è incolmabile, non solo nel mondo della Nautica. Detto questo, da innamorato del marchio-icona che lei ha il grande privilegio di rappresentare, provo delusione e amarezza perché al Salone dedicato a Carlo Riva non ci saranno i gioielli Riva. Soltanto tre modelli storici all’ingresso, a uso e consumo dei più nostalgici: Super Ariston, Sebino Nike II e la lancia di Serafino Riva, tanto per gradire. Perché? Me lo chiedo io, se lo chiederanno i visitatori e tutti gli appassionati della Leggenda elevata al rango di patrimonio universale.
Rispetto la sua scelta di non partecipare alla rassegna di Genova e, soprattutto, non intendo alimentare vecchie e sterili polemiche che non servono a nessuno. Genova è “acqua passata”, ha detto lei a Cannes. E sia così.
Tuttavia, caro avvocato, ho la certezza che da lassù, l’Ingegnere sarebbe stato felice di vedere due, tre o quattro delle “sue” straordinarie creature ormeggiate nelle darsene di Genova. Ci avrebbe regalato un altro sorriso, e il tributo al più grande di tutti sarebbe stato davvero speciale. Vale sempre la locuzione latina: semel in anno licet insanire. Per il bene della causa, ovviamente.
Un cordiale e amichevole saluto con immutata stima,

Antonio Risolo

Riproduzione riservata © Copyright Gentedimare2.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *