Badisco, ascoltami, ti devo parlare

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  • Porto Badisco: chiare, fresche, dolci acque (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Porto Badisco: chiare, fresche, dolci acque (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Soffia forte lo scirocco (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Soffia forte lo scirocco (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Calma piatta al tramonto (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Calma piatta al tramonto (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • In fondo sulla destra la grotta delle "Tagliate" (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    In fondo sulla destra la grotta delle "Tagliate" (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Il Fortino (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Il Fortino (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Il vecchio "casotto" (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Il vecchio "casotto" (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Casetta diroccata (Palascia). Sullo sfondo L'Albania (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
    Casetta diroccata (Palascia). Sullo sfondo L'Albania (Photo by Giovanni Leo - riproduzione vietata)
  • Spettacolo notturno con il manto di neve (Photo by Dario Roselli)
    Spettacolo notturno con il manto di neve (Photo by Dario Roselli)

(di Chiara Risolo) C’è un mare straordinario. Da catalogo. A prezzi stracciati se prenoti anzitempo. Un mare full optional: escursioni in barca, un supereroe per bagnino, champagne sotto il gazebo o un più modesto Vermentino per mandare giù spaghetti alle vongole serviti su quattro assi di legno puntellate per l’occasione, proprio lì a un passo dalla rena.
Poi c’è un altro mare. Il tuo, quello personale. Che ti ha visto crescere. Perfino piangere perché da piccolo non ci volevi entrare. “Non tocco, ho paura”. Secondi infiniti a titubare in punta di piedi tra lo scoglio e l’abisso”. Tra la terra e un insormontabile chissà.
Quel mare dove non paghi il biglietto per goderti lo spettacolo. Dove non passa qualche Mohamed a venderti una patacca che fa rivoltare Coco Chanel nella tomba. Un mare senza cocco bello, eppure bellissimo.
Il mio si chiama Porto Badisco. Dio, o certamente qualcuno che ci sa fare parecchio con la bellezza, l’ha incastrato a Sud di una terra già molto a Sud, nel Salento, in Puglia, enclave del Paradiso.
Porto Badisco è come una donna di cui sei innamorato e disposto a tutto
. Ti basta anche soltanto guardarlo. Hai la necessità fisica di andare a trovarlo. Di sussurrargli “sono qui”, standotene imbambolato come un fesso, mani in tasca, sui quei muretti alti che lo proteggono. Muretti che sembrano fatti apposta per scoraggiare orde di idioti a tuffarsi (loro, che arrivano dalla civiltà, hanno fatto il corso in piscina! Nuotano a stile con stile).
A Badisco ci vai se nuoti come un pesce, se quell’acqua così maledettamente salata l’hai bevuta, e sputata, milioni di volte dopo esserti tuffato dal “trampolino”. Se hai imparato a risalire dalla sua profondità senza fretta. Ci vai, se sai che soffia la tramontana. Il vento che tiene quella sublime insenatura cristallina, al riparo da tutte le schifezze che, invece, il fratello scemo, lo scirocco, ci butta dentro senza garbo, né creanza. Una violenza inaudita che speri non accada mai, altrimenti sei fottuto. Devi puntare verso Otranto. Che è una meraviglia, intendiamoci, ma non è la stessa cosa. Di Otranto salviamo il cielo, la Citta Vecchia con i suoi titanici bastioni. E i Santi Martiri, non foss’altro per quello che hanno passato, poveretti.
Badisco. Prima di montare su quegli scogli, devi percorrere una discesa. In macchina, con i finestrini abbassati, altrimenti non sei nessuno. Lo spettacolo si svela poco a poco alla tua destra con la lentezza e l’ancestrale pudore di una donna che sta per spogliarsi davanti al suo uomo. Quando te la ritrovi lì, completamente nuda, selvaggia e deliziosamente imperfetta, sbam, sei finito. Ro-vi-na-to. Sei suo.
Dicono, raccontano, forse sperano, che a Porto Badisco sia approdato Enea. E bravo Virgilio, anche se, diciamolo, perfino un cretino lo avrebbe fatto arrivare in un posto così dopo la fuga da Troia.
Badisco sulla bocca dei locali è quasi un intercalare. È come Immanuel Kant per i tedeschi, Maradona per gli argentini. Il pane per chi ha fame. È quel luogo che in inverno regala mareggiate che assomigliano alla fine del mondo e in estate ti fa ringraziare di essere nato.
Ricordo con terrore e disgusto le vespe. Sorvolavano minacciose su una pozza di acqua putrida, lì al primo scoglio, subito dopo una minuscola spiaggia da attraversare. Quattro metri per quattro di sabbia dove stanziavano (di solito) i codardi, quelli che non osavano spingersi al Fortino, dove non si tocca.
La pozza dicevo. Da affrontare con un balzo, altrimenti ci finivi dentro e che schifo santo Iddio. Era come se quegli esseri volanti fossero i severi guardiani di un tempio. Superata la pozza, quattro gradoni di cemento, un ponticello fatto dall’uomo e via, direzione meraviglia. Un camminamento impervio, cesellato dal vento, che memorizzi come un pilota memorizza la sua pista. Se sbagli, cadi. E gli scogli fanno male (una volta ci lasciai un dito del piede, me ne accorsi soltanto dopo essermi tuffata. Intorno a me c’era sangue. Il rosso aveva soffocato l’azzurro. Un macchia terrificante. Da farmi correre al pronto soccorso, salvo poi realizzare che meglio dell’acqua santa di Badisco non ci fosse nulla).
Già. Badisco fa bene alle ferite. A quelle dell’anima soprattutto. Ti metti lì su uno scoglio, fissi l’orizzonte. Se ci credi, vedi Dio, se non ci credi ti consoli comunque con l’idea che la terra sia un luogo meraviglioso e che nonostante tutto valga la pena vivere (anche se la stronza ti ha lasciato per uno stronzo, se hai perso il lavoro, se ti sei alzato con il piede sbagliato). A lui, a Badisco, puoi dire tutto, anche bestemmiare a denti stretti ingiustizie subite. O confidare speranze. Condividere attese. Tutte le narrazioni tossiche fatte fino a quel momento, trovano sollievo. La tramontana porta via rancori. Alza dal viso le lacrime che, diversamente, ti sarebbero finite in bocca. Un metadone gratis senza effetti collaterali.
Sarà che Porto Badisco è, prima di tutto, un luogo d’infanzia
. In qualche misura cristallizzato a un’epoca per tutti (o quasi) felice. Il posto dove hai imparato a nuotare. Mio zio mi scaraventava in acqua senza preavviso. Andavo giù come un pollo. Si tuffava e mi acchiappava per le lunghe trecce. Piangevo. Lo odiavo, se avessi potuto lo avrei ammazzato con le mi mani. Però la sua perfida pedagogia mi ha dato il pass per la libertà. Per le prime pinne azzurre. Quelle che mi facevano andare veloce e mi consentivano di tentare, ancora bambina, la traversata fino alle Tagliate. Cento metri poco più di mare buio, profondo. Spaventoso. Un pensiero fisso: “Chissà che cosa c’è qui sotto, adesso il mostro mi agguanta i fianchi, mi prende, mi inghiotte e tanti saluti”. In realtà sono ancora viva e non baratterei la felicità che provavo una volta arrivata alle Tagliate con nessuna altra emozione.
Badisco e il suo trampolino. Lo chiamano così. Uno scoglio limato dal vento, dall’acqua, dal tempo. Tre metri o poco più d’altezza. Se potesse parlare! Si è fatto calpestare da intere generazioni di “vagnuni” (ragazzi). Con lui sotto i piedi ti sentivi il centro del mondo. Sapevi perfettamente che in quell’istante tutti avevano gli occhi puntati su di te (anche se non era sempre vero). Aspettavano il tuo tuffo. Per farsi due risate se ci andavi di pancia, o applaudire se, in volo, gambe dritte, entravi in acqua senza alzare una goccia.
Il trampolino era, ed è, un momento di gloria. Anche per cani e porci. Scalpitavi quando si formava la fila e avevi la sfortuna di avere davanti a te l’indeciso di turno. “Mi tuffo, non mi tuffo, no, sì, ora, ora vado, un attimo”. Era come se qualcuno avesse indebitamente occupato la tua casa. “E llevate, ca’ m’aggiu minare ieu” (togliti che mi devo tuffare io).
Ah, il dialetto. Se vi fa ridere, storcere il naso, perché venite dal laborioso e “civilizzato” nord, prenotate lettino e ombrellone a Milano Marittima, Alassio, Cervia.
Badisco è il bar a cielo aperto del lunedì mattina dove il paese, tutto, si ritrova. Ci devi entrare in punta di piedi, con la consapevolezza che prima tocca a loro, ai locali. È una questione di buon senso, di rispetto.
Gli scogli. Devi avere anche un bel coraggio per stenderci sopra un telo e accomodare le terga. Mica facile stare comodi. Qui niente prende la tua forma, sei tu che devi adattarti a quel disegno divino. Ma dopo aver inarcato una trentina di volte la schiena, raddrizzato il collo, un po’ di pace la trovi, garantito.
Badisco è il luogo dove certamente hai dato, da piccino, il primo bacio da grandi, quello proibito con la lingua. Magari a “quiru” (quello) che veniva giù dalla discesa, tutto di traverso, con una Vespa 50 elaborata, in ciabatte consumate e canotta ancora umida (la sua preferita per far colpo su di te. Quella che la madre non aveva nemmeno fatto in tempo a stirare). Badisco è il luogo dove la sera, con lo scirocco maledetto, li “zinzali” (le zanzare) ti hanno ucciso la carne. Dove hai fatto il primo tiro di sigaretta che goffamente tenevi tra le dita sentendoti una diva del cinema. Dove hai espresso cento, e ancora cento, desideri guardando le stelle. È il posto dove i nonni ti consentivano di andare perché sapevano, che a te, in loro assenza, ci avrebbe pensato Lui. Porto Badisco.

Per le foto ringrazio Giovanni Leo, straordinario fotografo e gentiluomo.

Riproduzione riservata © Copyright Gentedimare2.0

6 Responses to Badisco, ascoltami, ti devo parlare

  1. Aurora Leo ha detto:

    Una fotografia perfetta di un luogo dell’anima, scattata con l’anima.

  2. Giovanni Leo ha detto:

    Leggere il racconto di questi posti cosi’ come lo hai saputo scrivere e’ stato emozionante. La baia di porto
    Badisco e’ incantevole in ogni stagione: bellissima in primavera e romantica in inverno. Grazie Chiara
    per aver fatto conoscere “questi posti davanti al mare” a tantissimi lettori. Vi aspettiamo, Badisco Vi aspetta.

  3. Lorenzo Riccucci ha detto:

    Sono un romano che a Badisco ha passato giornate stupende, tuffandisi anche se non più bambino dal “trampolino” e poi dal punto un po’ più in alto. Sono entrato nella grotta sott’acqua fattami scoprire dalla piccola Rebecca. Ho fatto stupende nuotate fino allo scoglio appena fuori dall’imboccatura del porto. Insomma da 18 anni mi bagno e amo quelle acque, tutto questo per dire che l’articolo è assolutamente eccezionale con, secondo me, qualche piccola caduta (Mohamed) e incoerenza (orde di idioti che si tuffano).
    Spero di tornarci prestissimo.

    • Antonio Risolo ha detto:

      Gentile Lorenzo. Grazie per le sue belle parole. Rispetto a Mohamed, mi creda, non era mia intenzione offendere nessuno. Era un modo per dire che a Badisco non c’è quel viavai di persone che vendono qualcosa. Che, peraltro, rispetto. Anche se sappiamo bene cosa tristemente ci sia dietro quel mercato. Le orde di idioti, invece, se me lo consente è inequivocabilmente granitico. Io sono salentina per metà. Ho passato gran parte della mia vita arrampicata su quegli scogli e ho visto (purtroppo) sovente l’atteggiamento spavaldo di turisti che per il semplice motivo di provenire da luoghi, diciamo così metropolitani, si sentivano i padroni del mondo. Tutto qui. Sono dell’idea che il rispetto dei luoghi, delle genti che li abitano, dei dialetti sia qualcosa da cui non si possa prescindere. Un caro saluto. Chiara

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