Anna e Luigi Scarani, la principessa e il cavaliere

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(di Chiara Risolo) In un mondo dove uomini e donne si giocano la poltrona a colpi di testosterone, strappandosi i pantaloni di mano alla stregua di una fune logora, c’è Anna. La signora Anna Scarani. L’eccezione che conferma la regola. Occhi trasparenti, chioma cesellata, buone letture e un amore per il marito che farebbe impallidire Dante e Beatrice. Quel marito che non c’è più, ma che è ancora “Il mio Gigi”. Un “mio” issato come una bandiera davanti a un monumento storico. Un “mio” che marchia a fuoco fiera appartenenza. Anna apparteneva, e appartiene, a Luigi Scarani, fondatore di Rio Yachts, scomparso nel 2011.
Anna era con lui nel 1961 quando, durante la luna di miele in Costa Azzurra, il cantiere era soltanto un’idea. Era con lui quando l’idea ha preso forma. Era con lui quando il marchio è diventato motivo di orgoglio nel mondo. Ed è ancora con lui perché nel quartier generale di Chiuduno, in provincia di Bergamo, vive l’eredità più preziosa che un uomo possa dare: “Gigi ha lasciato qui la sua anima”, dice Anna.
Una laurea in Pedagogia alla Cattolica di Milano, una seconda in Psicologia rimasta tuttavia soltanto un desiderio (per seguire l’impresa del marito). Vent’anni in cattedra a “trasmettere ambizioni ai giovani”, come le piace dire. Il futuro di Anna sarebbe stato questo: testa e cuore sui libri per sé e per i suoi ragazzi. Invece no. “Avrei potuto continuare a insegnare, a studiare, ma in questo modo avrei dovuto rinunciare al mio tempo con Gigi. Così ho scelto di accompagnarlo nella sua avventura professionale, mettendo da parte la mia. Senza rimpianti. Testa e cuore sulle barche”, racconta la signora Scarani.
Una decisione coraggiosa, supportata da una combinazione vincente di ragione e sentimento: “L’ho fatto per amore, certo, ma con la consapevolezza che avrei lavorato accanto a un grande uomo. Gigi era un visionario, un cocciuto, un temerario. Aveva una forza di volontà incredibile, era una dolce roccia”.
Non è raro, chiacchierando con Anna, figurarsi nella mente i racconti d’infanzia, quelli che terminano con un “… e vissero felici e contenti”. Non è un caso, giustappunto, che ai suoi otto nipoti Anna racconti una storia che inizia proprio così: “C’era una volta una principessa che viveva in un castello. Un giorno è arrivato un cavaliere…”. “Sto scrivendo un’autobiografia, la principessa sarei io, il cavaliere Gigi”, spiega.
Una fiaba con fatti e personaggi reali. Scandita da sfide raccolte e vinte. Le prime barche in legno costruite con i maestri d’ascia che dai tronchi esotici erano capaci di tirar fuori runaboats senza tempo. E poi la barca per tutti, la barca popolare. E inaffondabile. L’emblematico RIO 310, con oltre 50mila esemplari prodotti. Una vera rivoluzione per l’epoca, in ABS, un materiale termoformato plastico con iniezione in poliuretano espanso a cellula chiusa. “Costava meno di 150mila lire”, ricorda Anna. E ancora, il mitico RIO 10 metri. “Lo presentavamo a Parigi. Si era formata sotto di noi una fila lunghissima. Erano tutti ansiosi di salire a bordo per ammirarlo. A un certo punto ho sentito qualcuno sussurrare – Baudouin, Baudouin -. Non capivo, accidenti. Finché a un tratto m’è parso tutto chiaro. In mezzo a quel fiume di gente c’era senza scorta e corte al seguito il re Baldovino del Belgio. Non ricordo quante volte ho detto, balbettando – Maestà excusez-nous-“.
Anna ha sempre tenuto testa ai colpi di scena. “Ho nervi saldi, non perdo mai la calma”, afferma. “Le racconto questa… Milano, conferenza stampa in un albergo. Sala gremita di giornalisti e addetti ai lavori. Si avvicina un tizio del personale con un’espressione terrifica. Mi dice che le cucine sono in sciopero e che i miei ospiti non avrebbero potuto pranzare come da programma. Veloce come il vento mi metto alla ricerca di un ristorante vicino. Niente, non c’è. Lo trovo ma è distante. Mi dico che non importa, prenderemo tutti i taxi. Peccato che quel giorno anche i tassisti fossero in sciopero. Pazienza. Con un discreto aplomb ho portato tutti a mangiare a piedi!”.
In effetti Anna ha quel non so che tipico dell’imperturbabile comandante che riporta sempre la nave in porto, temperato però da dolcezza e umanità. Quelle stesse doti che le hanno permesso di non superare mai, anche di un centimetro soltanto, l’incedere del marito. Anna ha sempre camminato accanto a lui senza ostacolarlo o fargli ombra: “Era così convinto delle sue ragioni, dei suoi progetti, sarebbe stato ingiusto porre delle condizioni, contenere quell’energia”.
Luigi Scarani, giovane e freschissimo sposo, al volante della sua Giulietta giallo Cina, girava affamato di sogni tutti i porticcioli della Costa Azzurra per studiare le barche. “Non avrei mai potuto fermarlo”, spiega la signora. E ha fatto bene. Rio Yachts nel 2011 ha festeggiato 50 anni di storia. Esporta in Francia, negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi, sta conquistando nuovi mercati come Spagna e Germania. Il 2017 sarà l’anno di Spider 40 Granturismo 58 S, ancora in costruzione. Nel 2018, invece, ci sarà il debutto di una nuova gamma Fly oltre i 50 piedi.
Anna tiene a precisare che il merito della grandezza di Rio Yachts sia anche del figlio Piergiorgio,  impegnato nell’azienda di famiglia.
È analitica nei suoi racconti e si assicura (come un’ottima insegnante) che il suo interlocutore abbia compreso. Fa perfino lo spelling di vocaboli francesi che pronuncia, precisando “voi giovani siete figli dell’inglese”. Qualche secondo prima di terminare la chiacchierata, dopo aver elencato le sue innumerevoli passioni, il ricamo, il giardinaggio, la lettura e l’arredamento, confessa la sua età. Ammetto di non aver mai incontrato una mente più giovane.

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