E adesso spogliati, si va dai fratelli Tognoni

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  • Luca Tognoni
    Luca Tognoni
  • Agricampeggio Tognoni

(di Chiara Risolo) Una stretta di mano chiude l’incontro. Io vado per la mia strada, lui per la sua. Entrambi siamo diretti dalle nostre rispettive famiglie. Con una differenza: varcata la soglia io sarò ancora in jeans e camicia. Lui no. Oltrepassata la porta Roberto si spoglierà. Da capo a piedi. Ad aspettarlo la moglie Laura, già nuda. I figli Andrea, Matteo e Linda, già nudi. Un quintetto cento per cento come natura crea. Roberto, Laura, Andrea, Matteo e Linda ceneranno nudi, con un tiggì che va. Parleranno nudi. Uno dei pargoli, nudo, intonerà forse la tabellina del sette per vedere se la sa o snocciolerà i noiosi affluenti del Po.
Spaccati di vita nor-ma-li. Riproduzioni in scala reale di quella che si chiama quotidianità. Con quel quid in più o, è il caso di dirlo, in meno: i vestiti. Siamo davanti a una famiglia di naturisti.
Passo indietro: vengo a sapere di un agricampeggio per naturisti di prossima apertura proprio a un passo da casa mia. Devo andarci. Voglio parlare con il proprietario e, se possibile, con qualcuno che abbia già prenotato. Detto, fatto. Non c’è trucco, non c’è inganno: il posto esiste ed è anche molto carino. Ad attendermi, i padroni di casa, i fratelli Tognoni, Luca e Marco, e Roberto (di cui sopra), futuro ospite della maison, lieto di introdurre con invidiabile piglio la sottoscritta a mondi sconosciuti.
Apprendo subito di essere una “tessile”. Nel vocabolario naturista tessile è colui che indossa abiti. Bene. Definizioni a parte, convenzioni che pare nulla abbiano a che vedere con discriminazioni di genere, ci vado piatta: “Con tutto il rispetto signor Roberto, lei adesso mi deve spiegare come se avessi quattro anni, qual è il valore aggiunto nel bere un caffè al tavolino svestiti. Comprendo il fascino di un bagno nudi in acque cristalline, ma per le brezza di 5 ml di acqua sporca zuccherata devo schierare in campo tutti i miei neuroni. “Deve provarlo”, dice. “Neanche lobotomizzata”, ribatto. “Provi a spiegarmelo lei. Mi convinca che non siete una manica di esibizionisti con un tanto all’etto di perversione”.
“Non lo siamo. All’interno di strutture come queste ci sono regole molto rigide. Chi non le rispetta viene accompagnato alla porta e nemmeno con gentilezza, lo scriva. Non si possono scattare foto, qualunque tipo di approccio a sfondo sessuale è bandito”. “D’accordo, tanto meglio, ma non ha risposto alla mia domanda”. “Ci riprovo. Energia nuova. Annientamento totale di qualunque barriera”, rilancia lui. E aggiunge: “Provi lei a bere un caffè con uno stimato capitano di industria e poi a berlo con il medesimo, ma entrambi nudi. Nel primo caso avrà soggezione, sentirà tutto il peso della poltrona che costui occupa, nel secondo sarete identici, spogliati di qualunque oggetto, simbolo o codice che possa raccontare qualcosa di voi”.
Allora cerco di immaginarmi, in tutto il mio misero provincialismo (e con un physique poco du rôle) davanti a Sergio Marchionne smutandato. Forse Roberto un po’ mi ha convinta, non lo so…Non lo so davvero. L’idea di me e il big boss di Fca, uno davanti all’altro, ignudi, non mi procura particolare gioia. Detto ciò, voglio pensare che Roberto abbia ragione, la sua ragione. Voglio credere che se ognuno di noi “esercita” ritualità più o meno bizzarre nel rispetto degli altri, il male è soltanto negli occhi (chiusi) di chi guarda da quel buco della serratura chiamato pregiudizio. Chiaro, non facciamo finta che sia tutto politicamente corretto e genuino. Il torbido c’è e, ad aver voglia e tempo, ci sarebbe così da rimestare ma… “Ma i naturisti degni di essere definiti tali sanno dove andare. L’Europa è costellata di luoghi dove l’insegna Naturism è soltanto una presa in giro al neon. Entri e sbam: scambi di coppia, sesso esplicito, voyeurismo”, racconta Roberto. Il margine di errore tuttavia è minimo. Tra di noi funziona il passaparola. Sappiamo dove andare. Chi sbaglia indirizzo ha la volontà precisa di sbagliarlo, ma questa è un’altra storia”.
Chi viene da lei signor Luca Tognoni esattamente che volontà esprime? “Patti chiari e amicizia lunga. Noi diciamo (e scriviamo nero su bianco) che chiunque intenda questo luogo come paradiso di scambisti o resort edonista, è pregato di rivolgersi altrove”. “Quando io e mio fratello abbiamo deciso di imbarcarci in questa nuova avventura imprenditoriale, ci siamo documentati. Il turismo naturista è molto praticato in Europa. Perché non giocare la carta anche qui? In un luogo oltretutto come questo, selvaggio, incontaminato e, dettaglio non da poco, a soli tre chilometri dalla famosa spiaggia per naturisti FKK di San Vincenzo?”.
Già, perché l’agricampeggio dei fratelli Tognoni si trova sulla Costa degli Etruschi in Toscana. Cinque maxi tende lodge style e undici piazzole attrezzate per tende da montare, camper e roulotte in mezzo a migliaia di alberi da frutta, baciati da sole, vento e Wi-fi (“velocissima”, assicurano). Il tutto, rigorosamente a prova di sguardi indiscreti. “Dica Tognoni, chissà quante chiacchiere per bocca dei benpensanti di paese?”. “In apparenza, ovvio. La verità è che chi critica, di solito, ha sempre un briciolo di invidia nei confronti di chi ha il coraggio di osare, di guardare oltre il proprio naso. Qualcuno ci ha anche detto con aria vissuta di averci pensato molto tempo prima di noi, ma poi… Ma poi che?, aggiungo io”.
Allora complimenti ai fratelli Tognoni per l’audacia e tanta tanta fortuna, ma le curiosità non si sono esaurite.
Chiedo a Laura (moglie di Roberto) come sia possibile che mentre plotoni di donne sono disposte a tutto per debellare ogni odioso millimetro di ciccia in vista della prova bikini, perfino a indebitarsi con finanziarie per assicurarsi le mani sante dell’estetista addosso, altre, di tutte le età, non vedono l’ora di esibire chiappe comprensive di cellulite, pance doppie, triple e braccia simil ali di pipistrello. “Il fatto è che tra naturisti veri, e sottolineo veri, l’aspetto estetico si annulla, non ha valore. Nessuno noterà mai se sei grasso, magro, se hai la cellulite, o qualunque altro difetto fisico”, spiega Laura. “Roberto è cresciuto in mezzo a naturisti, io lo sono diventata con lui, in età già adulta. Ammetto che all’inizio è stata dura perché come ogni donna normale anche io ho qualche conflitto con il mio corpo. Il naturismo però è stato terapeutico, mi ha aiutata ad affrontare e superare i miei limiti. Poi c’è un impagabile vantaggio. Sa quanto è facile fare una valigia?”.
Niente, non c’è nulla che faccia vacillare questi due. Hanno sempre la risposta pronta. Allora guardiamola da un’altra prospettiva. “Tutti magnanimi con chi non è un adone o quello schianto di modella, volto (volto si fa per dire) di Intimissimi ma… ma mi dica Roberto, davanti a un décolleté di tutto rispetto o a un marmoreo sederino, lei un piccolo, ma proprio piccolo, anche soltanto piccolo colpetto alle coronarie non ce l’ha? “No, per me una donna nuda rappresenta  la normalità assoluta. Trovo molto più eccitante una donna vestita perché posso immaginare, fantasticare. Spogliare. Quando te la ritrovi davanti così come l’ha fatta la su’ mamma, cosa c’è da scoprire? A essere sinceri quello che noto in una donna nuda sono i gioielli, magari in tinta con la ciabattina”. “Scusi?”. “Sì, ha capito bene. Nei luoghi di vacanza per noi naturisti è normalissimo ritrovarsi a enormi tavolate di gente nuda, che tuttavia esibisce con nonchalance collane, orecchini, bracciali, anelli, e strepitoso make-up!”. Parbleu.
Roberto e Laura sembrano molto sinceri, ineccepibili nel loro ragionamento. Portatori sani di  una “pratica” forse non condivisibile da tutti, ma certamente non denigrabile senza almeno aver cercato di capirci qualcosa. Luca e Marco Tognoni, dal canto loro, sono molto fieri del nuovo business. Io morirò senza sapere come sarebbe andata tra me e Marchionne nudi a un caffè, ma ma poco importa. Ciò che conta è la libertà di vivere e viversi anche nudi, stando però molto attenti a non nuocere. A nessuno. Chi lo fa, è bene ricordarlo, viene preso a pedate. Senza pantaloni, dicono faccia ancora più male.

 

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