La Comunicazione nel terzo millennio? Un bordello

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BANDIERA ROSSA

(di Antonio Risolo) Se avesse potuto commentare la convulsa giornata del 22 luglio 2016, il venerdì nero della Nautica, quasi sicuramente il grande Indro Montanelli avrebbe scritto: “Il bordello (che in questo caso sta per Comunicazione, ndr) è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto”.
Detto questo un po’ di cronologia, tanto per capire di che cosa stiamo parlando. Le danze si aprono alle 13,25 con il primo take dell’agenzia Lapresse: “Confindustria, 15 più grandi aziende Nautica escono: nessuna attenzione”. E ancora: alle 13,47 è la volta di AdnKronos: “Nautica, i principali produttori imbarcazioni escono da Confindustria“. Alle ore 14 scende in campo l’Ansa: “Nautica: i grandi marchi Italia escono da Confindustria”. La stessa agenzia manda in rete un altro take alle 16,27: “Galassi (Ferretti), questa Confindustria è immobile”. Ancora Ansa delle 16,34: “Ucina, no comment”.  Alle 20,10 il take Agi: “Confindustria, respinta domanda adesione Nautica Italiana”. Il lancio di Radiocor ferma l’orologio alle 20,19: “Confindustria, respinta richiesta adesione Nautica Italiana“. Finalmente alle 20,18 (Ansa) si sveglia Confindustria per spiegarci l’acqua calda: “Il Consiglio Generale di Confindustria ha respinto con un unico voto contrario la domanda di adesione diretta a Confindustria presentata da Nautica Italiana lo scorso ottobre perché lo Statuto confederale non consente la coesistenza all’interno del sistema di associazioni che operano nello stesso settore. La decisione assunta (alle 10,30! Fate caso agli orari) è conseguenza delle verifiche effettuate che confermano Ucina come la associazione di imprese nautiche che ha maggiore rappresentatività“.  Un concetto che abbiamo scritto e riscritto decine di volte.
Comunicazione sul banco degli imputati, quindi? Sembra di sì se è vero, com’è vero, che la Comunicazione o brucia i tempi o non serve a nulla.
Intanto tocca sempre all’Ansa chiudere le danze alle 20,43: “Ucina ai grandi marchi: disprezzate la democrazia”.
E fin qui nulla da dire. I colleghi delle agenzie di stampa hanno svolto egregiamente il loro lavoro, esemplari come sempre. E tutto il resto che ci risulta difficile da capire. I tempi e i modi del susseguirsi di comunicati, repliche e controrepliche fatte di stracci che volano, attacchi personali e decisamente ingenerosi (eufemismo). Non si può dare, infatti, del dipendente a un imprenditore di provate capacità manageriali. Ma questo è solo un esempio.
E ancora: perché Nautica Italiana non ha affidato il delicato compito di diffondere il comunicato alla sua agenzia ufficiale? I comunicati sono usciti solo da due uffici stampa che curano la Comunicazione di alcuni importanti cantieri coinvolti nella querelle con Confindustria.
Solo in tarda serata, infine, il comunicato Ucina dopo il “no comment” del pomeriggio. Mancava solo un passaggio telegrafico, forse il più importante. Umilmente, al posto del “no comment”, avremmo inserito: “Prendiamo atto con soddisfazione delle decisioni di Confindustria che si è attenuta al regolamento previsto dallo statuto”.
Un’ultima riflessione, e non ce ne voglia chi la pensa diversamente. Non crediamo affatto che il can can del 22 luglio abbia ricadute negative sul 56° Salone Nautico Internazionale di Genova. Che sarà presentato alla stampa lunedì 25 luglio. A nostro avviso il “chiarimento” uscito da viale dell’Astronomia lo rafforza. E i Saloni prossimi venturi? Stiamo alla finestra. L’ansia da prestazione… (in ogni campo) fa sempre brutti scherzi. Di scontato c’è solo la ripresa delle ostilità. Comunicazione permettendo… L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!

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