Tommaso Spadolini, il successo è per sempre

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  • Tommaso Spadolini nel suo studio
    Tommaso Spadolini nel suo studio
  • Il progetto Benetti 85 metri
    Il progetto Benetti 85 metri
  • Alcuni disegni a mano
    Alcuni disegni a mano
  • Numptia, il 70 metri di Rossinavi
    Numptia, il 70 metri di Rossinavi
  • Fortuna, lo yacht della famiglia reale spagnola
    Fortuna, lo yacht della famiglia reale spagnola
  • Il progetto per il cantiere turco Sirena Marine
    Il progetto per il cantiere turco Sirena Marine

Tommaso Spadolini brinda ai primi 40 anni. Di successi e di riconoscimenti internazionali. Un anniversario importante per l’architetto fiorentino che dal 1978 a oggi ha firmato numerosi progetti per i marchi storici della nautica da diporto. Dal suo studio, infatti, sono passati tra gli altri Cantieri di Pisa, Barberis, Alalunga, Baglietto, Rossinavi, Aprea, Canados, Otam, Wally, Benetti, Serigi e, più recentemente, Rosetti Superyachts per il concept 85 metri expedition.
In questo lavoro, Tommaso Spadolini ha riversato anche la grande esperienza acquisita come velista e appassionato uomo di mare. Linee essenziali e senza tempo sono il tratto distintivo dei suoi progetti, che ancora oggi partono sempre da un disegno realizzato a mano.
Figlio d’arte – il padre Pier Luigi, celebre architetto, dal 1959 fu tra l’altro titolare della prima cattedra di design industriale in Italia. “Per me le barche  – ama ricordare Spadolini – sono state e sono ancora oggi una scelta, rappresentano il mio ambito di azione, dove ho trasferito una poetica familiare sedimentata”.
Dopo le prime esperienze a fianco del padre con Cantieri di Pisa, Spadolini inizia a muoversi in piena autonomia con Barberis, per approdare nel 1983 alla Canados; l’anno successivo nasce il primo Canados 70 che diventa un punto di riferimento del design nautico di lusso. Nel 1992 viene selezionato, tra un pool di designer di tutto il mondo, per la progettazione del Fortuna, lo yacht della famiglia reale spagnola: 43 metri di lunghezza, tre propulsori a turbina per una velocità di circa 75 nodi. Progetto della carena sviluppato dallo studio americano di Donald Blunt, lo yacht viene varato nel 2000. “Il superyacht ha raggiunto 74.8 nodi di velocità – dichiarò in quella occasione Tommaso Spadolini – è una barca davvero speciale per la quale ho curato lo sviluppo del design esterno sino alla verifica della ventilazioni ai motori nella galleria del vento”.
L’architetto fiorentino alterna il lavoro su progetti custom -molte le collaborazioni con cantieri internazionali di primaria importanza, come la progettazione degli interni per i primi due 80′ Wally di Luca Bassani e per Bao Bab, il primo motoryacht dei cantieri inglesi Camper&Nicholson – con i progetti per importanti cantieri di produzione seriale, come l’italiano Aprea, per il quale disegna tra le altre il Don Giovanni, un undici metri (selezionato per il Compasso d’Oro) dove riesce a coniugare una configurazione tradizionale, quella del gozzo sorrentino, con il design di una sovrastruttura che ne pone in evidenza un’inedita dinamicità. Un successo che viene declinato, negli anni successivi, in differenti misure, fino ai 16 metri. Tanti i progetti custom che si succedono con l’ingresso nel nuovo millennio. Impossibile non citare, tra gli altri, il Baglietto 138′ RC di Roberto Cavalli, varato nel 2004, seguito da Nina J, varato nel 2005; perfetti esempi del concetto di Wide Body, una concezione configurale a tutta larghezza, senza corridoi, che offre la possibilità di grandi volumetrie interne. Proprio Spadolini è stato il primo a intuire che l’aumento dei volumi interni avrebbe rivoluzionato l’intera industria dei superyacht. RC e Nina J precorrono i tempi; nel 2006 Nina J si aggiudica il World Yachts Trophies.
Sono anni ricchi di progetti: come Aslec, il 46 metri costruito da Rossinavi e varato nel 2012: si tratta della quarta unità che Spadolini progetta per lo stesso armatore ed è un yacht che può vantare numerosi tentativi di imitazione. Senza dimenticare Numptia, il 70 metri, sempre con Rossinavi, varato l’anno precedente e vincitore dei World Superyacht Awards 2012. Una vittoria che Tommaso Spadolini replica nel 2017 con Gipsy, il 35 metri semidislocante costruito dal cantiere genovese Otam, che nello stesso anno ha conquistato lo Showboats Design Awards nella categoria Best Naval Architecture, grazie alla carena di Umberto Tagliavini.
Nel corso degli ultimi dieci anni vengono affidati a Spadolini anche alcuni refitting di prestigio, per imbarcazioni costruite da Cantieri di Pisa, Magnum, Baglietto.
Poi è la volta della collaborazione con il cantiere turco Sirena Marine, mentre a fine 2017 viene chiamato da Fulvio Dodich per un progetto di 85 metri del nuovo cantiere Rosetti Superyachts.
“Per me definire  – è la frase più ricorrente di Tommaso Spadolini – il design di una barca in due parole è: pochi elementi, ma essenziali. Il disegno a mano è alla base di tutto: è l’unico modo di trasmettere il contenuto emozionale di un’idea, la sua anima”.
Se il primo passo è rappresentato da schizzi a mano, i disegni vengono successivamente elaborati e trasferiti allo staff dello studio, che utilizza il software più aggiornato. Il lavoro in team permette di offrire assistenza dedicata per ogni progetto e di condividerne ogni fase.

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