Shipping, mistero di un ministero soppresso

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  • Shipping. Da sinistra Grimaldi, Coletta, Mattioli e Sisto
    Shipping. Da sinistra Grimaldi, Coletta, Mattioli e Sisto
  • Il tavolo del consiglio di Confitarma
    Il tavolo del consiglio di Confitarma

(di Antonio Risolo) Una delle scelte – tra le tante – più assurde e inspiegabili della politica risale al 2 gennaio 1994 (governo Ciampi) con la soppressione dei ministeri della Marina Mercantile – ultimo ministro Raffaele Costa – e dei Trasporti. Fu istituito il dicastero dei Trasporti e della Navigazione, poi diventato delle Infrastrutture e dei Trasporti. Misteri buffi d’Italia! Uno schiaffone allo shipping. In compenso nacquero via via carrozzoni inutili (leggi nuove magiatoie pubbliche) come i Rapporti con il Parlamento, le Pari Opportunità, fino all’Integrazione (per giustificare un posto al sole anche per la congolese Cécile Kyenge!).
In verità sono troppi i governi di questa dannata Repubblica fondata sul Lavoro che hanno trattato a pesci… in faccia la nostra risorsa più importante: l’Economia del Mare. Che nonostante le varie crisi e i pesci in faccia, appunto, ancora oggi vale oltre 45 miliardi di euro. Diciamo che gli ultimi tre governi hanno saputo diversificare questa immensa risorsa, trasformandola giorno dopo giorno nel grande Business dell’Immigrazione con fatturati degni di una multinazionale. Misteri buffi o sciagure d’Italia? Fate voi.
Leggo con piacere un’intervista di Mario Mattioli, presidente di Confitarma – l’associazione dello shipping che riunisce oltre 1000 navi con 30mila addetti e altri 50mila che operano nell’indotto –  rilasciata ad Alfonso Russo e pubblicata dal bimestrale Mondadori Economy. Dice Mattioli: “Malgrado certe tensioni nate nel mondo dell’armamento italiano, bisogna puntare con tutte le forze per ottenere il ministero della Marina Mercantile o del Mare che dir si voglia”.
Lo scrivo da anni. E non sono il solo. Tra le tante corbellerie che in questi giorni ci raccontano i protagonisti della campagna elettorale, nessun cenno sull’argomento. Prova provata che l’argomento è una cosa seria. Evidentemente lo sviluppo e la crescita della nostra economia, e quindi il benessere comune raggiungibile anche attraverso la Risorsa Mare, non stimolano a sufficienza la fantasia (si fa per dire) di una classe politica tra le più impreparate e incapaci dal dopoguerra a oggi. Non resta che sperare nella resistenza dei capitani coraggiosi che, tra mille difficoltà, tengono ancora la barca sulla linea di galleggiamento.

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