Guerra dazi, la Nautica trema e scrive a Tajani

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La Nautica trema per la guerra dei dazi

Salvo colpi di scena dell’ultima ora, è iniziato il conto alla rovescia per l’entrata in vigore delle contromisure europee contro quelle previste dagli Stati Uniti in materia di dazi. La data è fissata per mercoledì 20 giugno. E la Nautica trema perché – guarda caso – è nella blacklist dei settori interessati alle ritorsioni nei confronti degli Usa. Se n’è parlato al Satec 2018, l’annuale convention di settore organizzata da Ucina Confindustria Nautica.
“Abbiamo spiegato sia al Congresso Usa, sia al Parlamento Ue – ha detto Piero Formenti, vicepresidente Ucina e presidente di Ebi (European Boating Industry) perché vogliamo essere lasciati fuori dai dazi. Ucina, inoltre, ha scritto una lettera al presidente Antonio Tajani e al gruppo italiano di parlamentari europei chiedendo di aiutarci a far togliere i prodotti della nautica, barche e motori, dalla lista di quelli in ritorsione che il parlamento Ue sta preparando. Il problema – ha spiegato Formenti – sono i dazi che l’Europa vuole imporre sulle importazioni di prodotti nautici dagli Stati Uniti che chiaramente causerebbero una ritorsione da parte degli Usa sulle esportazioni. I rischi sono grossi e duplici, soprattutto perché la nautica italiana conta molto sul mercato americano e quindi ne verrebbe altamente penalizzata. L’obiettivo è fare un po’ di lobbying  per proteggere un settore che non solo crea lavoro per tante persone, ma nell’indotto e nelle zone in cui si sviluppa il turismo nautico il moltiplicatore sull’employment è di circa 7 volte: per ogni dipendente dell’industria nautica si generano 7 dipendenti nei settori collegati”.
Di seguito la lettera indirizzata al presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.

CARO TAJANI, TI SCRIVO…
Onorevole presidente,
siamo seriamente preoccupati dall’escalation della guerra commerciale Usa-Ue, che potrebbe vedere implicato anche il nostro settore. In proposito va ricordato che la cantieristica da diporto è uno dei pochi settori industriali nei quali l’Italia è la nazione leader mondiale. Gli oltre 21mila addetti diretti sono il motore di una filiera che dà lavoro a poco meno di 160mila persone e vanta un surplus commerciale di 3 miliardi di euro. L’Italia non è un caso isolato, ma costituisce la spina dorsale del sistema cantieristico da diporto europeo, che vede altrettanti player di caratura mondiale, come Francia, Germania, Olanda e Polonia, che ci consentono di avere la supremazia anche come sistema produttivo continentale. La nostra nautica (per il 90%) e quella europea sono fortemente orientate all’export. Oltre al sicuro impatto negativo che deriverà al settore dall’estensione all’Ue delle tariffe Usa su alluminio e acciaio, desta gravissima preoccupazione la proposta della Commission Implementing Regulation (Eu) 2018/724 del 16 maggio 2018, che include proprio le unità da diporto (cod. 3012) fra i prodotti che potrebbero essere soggetti a dazi supplementari da introdurre nella Ue dal 20 giugno 2018.
Nella pur comprensibile necessità di una risposta europea alle restrittive politiche commerciali del governo USA è fondamentale distinguere fra i settori in cui siamo importatori e quelli nei quali figuriamo fra i primi esportatori, specialmente verso il mercato americano. Diversamente, l’inserimento di questi ultimi, primo fra tutti la nautica da diporto, si esporrebbe all’equivalente contromisura da parte del governo statunitense, con gravissimo danno per le imprese europee, e in primo luogo italiane, e una ripercussione molto più contenuta per le aziende Usa. Nella dichiarazione congiunta allegata – a firma di Ebi (Federazione europea dell’industria nautica, attualmente presieduta da Ucina nella persona del dott. Piero Formenti), Icomia (Federazione internazionale dell’industria nautica) e Nmma (Associazione Usa dell’industria nautica) – sono chiarite le dinamiche che potrebbero compromettere la recente ripresa di un importante settore industriale che, pur essendo stato gravemente danneggiato dalla crisi economica, ancora contribuisce in maniera significativa all’economia europea.
Le chiediamo, quindi, un incontro urgentissimo al fine di scongiurare l’abbattersi di una nuova crisi sull’intera filiera produttiva europea.
Firmato: Piero Formenti (Ebi) e Carla Demaria (Ucina)

 

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