Guido Stratta, l’uomo con il mare in tasca

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GUIDO STRATTA

(di Chiara Risolo) “Buongiorno, mi chiamo Guido Stratta, se mette il mio nome su Google, potrà rendersi conto di quello che faccio”. Gesù, che invidiabile autostima. Mi sento come Alberto Sordi davanti al suo maccarone. Inforco la tastiera e digito, sillabando mentalmente per non sbagliare, Gui-do Strat-ta.
Et voilà: fa uno di quei mestieri che mia nonna non capirebbe mai. Monsieur è responsabile HR Development, Seniror Executives and Holding HR Business Partner per Enel Spa. Ma il punto (per fortuna) non è questo. Quanto segue non è l’esegesi della sua professione. Stratta, smessi i panni manageriali, è un uomo di mare. In verità un ultrà del mare, ripulito di quel côte urlato e screanzato che identifica la specie (non tutta) da stadio. Questo signore di Torino segue il mare come un tifoso la sua squadra. Non c’è risultato, leggi tempesta, che possa far vacillare la sua fede. Imperturbabile, lo ama. Tanto da essersi inventato Il Mare in tasca. Un’organizzazione (di cui è presidente) che riunisce appassionati del mondo marino e contempla numerose attività, dalla vela all’apnea, dalla navigazione alla subacquea… Finalità? Parlare il più possibile di mare, promuoverlo, portarlo anche dove non c’è, farlo conoscere a chi non lo ha mai visto.
Vado avanti, leggo: istruttore di apnea, velista, una laurea in Biologia marina… Decido di incontrarlo. In barba alla sua Enel-kafkiana-qualifica, mi si presenta in calzoncini corti con uno zaino no logo appeso in spalla. “Ovunque vada, porto sempre il costume da bagno”. Riferisce (con dialettica da speaker radiofonico) che la sua empatia con l’acqua abbia radici profonde. Nulla a che vedere con i primi approcci adolescenziali alla vela. Siamo in un’altra dimensione: nel grembo materno. “Non esagero, sa? Ho chiesto a una psicanalista di aiutarmi a fare chiarezza in merito al mio rapporto con il mare”. D’accordo, sentiamo cosa ne pensa Freud. “Sono nato podalico, un parto complesso. Ho dovuto lottare in assenza di liquido amniotico, vedermela con apnee respiratorie perché mi si era attorcigliato attorno al collo il cordone ombelicale. Ne consegue una lettura dotta che mi piace molto, ovvero il desiderio di ritornare al liquido come condizione di benessere per eccellenza”.
Un predestinato dunque. Però, signor Stratta, il mare quando vuole sa anche essere terribile. Mai avuto un’esperienza negativa? “Sì, quando ho visto per la prima vota mia suocera, 98 primavere suonate, in costume”. Ride, ma poi si fa serio, raccontando di quella volta che…”Ero uscito in mare con un amico per fare pesca subacquea. Trovammo ben poco, decidemmo di rientrare. A un certo punto lui mi disse che aveva visto muoversi qualcosa e che voleva ributtrasi in acqua. Non ero d’accordo, ma lo assecondai. Riamasi in barca ad attenderlo. Dopo due minuti, il nulla. Ebbi uno strano presentimento. Mi tuffai così com’ero, senza attrezzatura. Lo vidi privo di sensi, a circa sette metri di profondità,  si stava inabissando. Avevo due possibilità. Acciuffarlo subito, e probabilmente saremmo morti entrambi, o riemergere, indossare la cintura con i pesi, le pinne e tentare il recupero in sicurezza. Scelsi la seconda opzione. Mai fare gli spavaldi in acqua. Benché io sia istruttore di apnea e mi immerga da oltre 35 anni non sfido mai i miei limiti. Il mare non è un luogo per eroi della domenica. Occorrono preparazione e prudenza. Durante le mie lezioni non mi stanco mai di ripetere questo concetto ai miei allievi”.
Lezioni già. Ne tiene molte, ma non soltanto per chi vuole imparare a immergersi. Con il suo Mare in tasca, Guido gira l’Italia. Organizza in numerose città, da Milano a Palermo, eventi per raccontare il mare in tutte le sue dimensioni. Lo fa con i suoi amici, con la velista Cristiana Monina, con Roberto Ferrarese, già tattico del Moro di Venezia, soltanto per citarne alcuni. Un gran bel lavoro di squadra che punta dritto a nobili obiettivi. Formazione, informazione, ma anche solidarietà. A marzo 2018, per esempio, a conclusione del tour in corso, Stratta consegnerà alla onlus di Milano Verdeacqua un assegno che consentirà a bambini meno fortunati che non hanno mai avuto l’occasione di vedere il mare, di viverlo. Chiunque decida di partecipare agli eventi organizzati da Stratta, infatti, può fare una donazione. La somma di cotanta generosità andrà tutta negli occhi di un bambino, per la prima volta davanti al mare. Vi sembra poco? Allora forza Guido, siamo lieti che tu non sia soltanto un manager di Enel.

Per informazioni sulle tappe de Il Mare in Tasca: guidostratta@libero.it

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