La Fiera dei veleni. E dei panni sporchi

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Genova, la Fiera dei veleni
Una pausa di riflessione, come usa dire, dopo aver partecipato alla conferenza stampa di presentazione del 57° Salone Nautico di Genova che Carla Demaria, presidente di Ucina, ha voluto dedicare al compianto Carlo Riva. Bene, dopo aver riflettuto a lungo sugli interventi ascoltati a Palazzo della Meridiana, siamo arrivati alla seguente conclusione: nel polo fieristico di piazzale Kenney si alza il sipario sulla Fiera dei veleni e dei panni sporchi. E chi più ne ha più ne metta. Lo diciamo con profonda amarezza.
Detto questo, procediamo con ordine. Alla conferenza stampa di Ucina Confindustria Nautica sono intervenuti tutti gli azionisti di Fiera di Genova Spa: il governatore Giovanni Toti (26,2%), Stefano Berninivice sindaco della città (33,18%), Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio genovese (16,38%), Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ligure Occidentale (2,47%). Una quota del 19,95% è detenuta da Città Metropolitana (ex provincia). Tutti questi signori, all’unisono, hanno intonato peana all’evento dell’anno – arricchito tra l’altro da una “visione” di Renzo Piano – e ai suoi organizzatori (cioè I Saloni Nautici, società controllata Ucina); hanno promesso mari e monti; hanno difeso strenuamente il Nautico con un preciso avvertimento ai potenziali “nemici”. E gli hanno augurato lunga, lunghissima vita. Addirittura Signorini ha annunciato il rinnovo pluriennale della concessione per la Nuova Darsena, concessione sempre “concessa” per brevi periodi, a mo’ d’elemosina, dalla precedente Autorità per via dei soliti giochi politici incomprensibili ai più.
Tutto bene? Non proprio, evidentemente qualcosa non torna. Perché c’è un nuovo attacco all’associazione guidata da Carla Demaria. Arriva dai liquidatori della Spa pubblica, “braccio armato” degli azionisti appena citati. I quali pare non fossero informati. In ogni caso, i toni dell’affondo suonano come squilli di guerra.
Fiera di Genova Spa – recita una nota – esprime sconcerto per le dichiarazioni fuorvianti ed elusive del presidente di Ucina, Carla Demaria, apparse su alcuni quotidiani cittadini. Nel rispetto delle attività di tutela degli asset societari affidati dagli azionisti (già sopra elencati, ndr), Fiera di Genova conferma l’esistenza di importanti crediti nei confronti di Saloni Nautici Srl, la diffida all’uso del marchio inteso nella sua accezione commerciale più ampia e la mancanza di accordi per la disponibilità degli spazi e l’organizzazione del 57° Salone Nautico. Fiera sottolinea inoltre la mancata contrattualizzazione nel 2017 per l’uso dei pontili di Marina Fiera, società del gruppo Fiera peraltro partecipata da Ucina al 18%, nella nuova darsena nautica. In queste aree Fiera di Genova ha investito nel 2006 e negli anni successivi circa sette milioni di euro di risorse proprie per gli impianti, le asfaltature dell’area e per gli stessi pontili, interventi di infrastrutturazione senza i quali la nuda opera marittima, realizzata dall’Autorità Portuale di Genova, sarebbe tuttora inutilizzabile. Le questioni sopra descritte sono puntualmente seguite dai legali di Fiera di Genova Spa”.
Sconcertante lo “sconcerto” dei liquidatori, tanto da chiederci: siamo diventati improvvisamente dei citrulli oppure Bacco continua a fare danni a nostra insaputa… sponsorizzando di fatto la Fiera dei veleni Spa?
Se le “questioni sopra descritte sono seguite dai legali di Fiera di Genova”, è facile intuire che prima o poi la querelle finirà sul tavolo di qualche magistrato. Prassi normale in caso di contenzioso. Tuttavia, senza voler anticipare sentenze che non ci competono, quel magistrato dovrà occuparsi anche di un’altra versione dei fatti. Questa: a fronte del credito vantato dai liquidatori ci sono fatture pagate da I Saloni Nautici per lavori di adeguamento, almeno decoroso, dell’area espositiva. Costi che avrebbe dovuto sostenere la Spa pubblica.
E lo storico marchio del Salone? Beh, forse anche qui c’è qualche abbaglio: il marchio è cambiato. Ce ne siamo accorti tutti, compresi gli ignari visitatori.
Ultima riflessione. Non spetta a noi stabilire da che parte stia la ragione. Sappiamo, però, che il protagonismo, la voglia di visibilità, e soprattutto il tentativo di riprendersi la patria potestà colpevolmente perduta non pagano. E allora? Allora perché aspettare proprio la conferenza stampa per sferrare un nuovo attacco e mettere in piazza i panni sporchi? Fino a quando rimarrà aperta la vetrina della Fiera dei veleni? In tutta onestà, la boutade dei liquidatori di Fiera di Genova ci è sembrata inopportuna e punto elegante. Anche perché la casalinga di Prà… il bucato se lo fa tra le mura domestiche.
Serena Pasqua a tutti i naviganti.
AR

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